Il loro collegamento con i distretti turistici regionali potrebbe contribuire a formare strategie efficaci per la formazione, dentro gli stessi distretti, di destinazioni di turismo culturale di successo

di Antonio Purpura

È noto l’aneddoto riferito a un presidente di una società di calcio (siciliana) il quale, a quanti gli facevano notare che la crisi di risultati della sua squadra era dovuta alla mancanza di “amalgama”, rispondeva dichiarandosi pronto a comprarlo.

Gli fu detto che l’amalgama non si compra, ma è il risultato di un appropriato modello di organizzazione di gioco. In altri termini, è quella cosa che fa di undici atleti una squadra con una precisa identità. L’amalgama è concetto ben noto anche in economia del turismo, ed è da questa riconosciuto come fattore che trasforma un insieme puntiforme di attrattori e di attività produttrici di beni e servizi turistici in una “destinazione”, ossia in un “sistema” caratterizzato da una precisa, distintiva e riconoscibile identità che si riverbera su tutti gli elementi che lo compongono. Purtroppo, anche per le destinazioni l’amalgama non si compra.

Ma è il frutto di chiare visioni strategiche e di complessi processi evolutivi. Il tema assume particolare importanza per i territori che ambiscono a diventare destinazioni del turismo culturale.  Per raggiungere questo obiettivo, non basta la presenza di attrattori, anche importanti, di alberghi, ristoranti. Ma è necessario offrire una rappresentazione originale, distintiva e riconoscibile dell’offerta turistica, in tutte le sue componenti. E per far questo occorre, in via prioritaria, riconoscere, approfondire e valorizzare tutti i tratti identitari di ciascun territorio, e soprattutto quelli che riguardanyeso la vita della comunità, i saperi tradizionali e ancora attivi e le loro espressioni produttive e culturali.

Da questo punto di vista, credo che nella nostra regione non sia stata pienamente compresa l’importanza degli “ecomusei”, previsti dalla legge regionale del 2 luglio 2014, e in particolare dell’apporto che questi possono dare nella ricerca dei tratti distintivi dell’offerta culturale dei diversi territori, e quindi dei contenuti del possibile amalgama della loro offerta turistica. Gli ecomusei sono “costruzioni dal basso”, con cui la “comunità sceglie di rappresentarsi e presentarsi a chi non la conosce”.

Il loro collegamento con i distretti turistici regionali potrebbe contribuire a formare strategie efficaci per la formazione, dentro gli stessi distretti, di destinazioni di turismo culturale di successo, nonché ad evitare che anche nei siti più importanti (Unesco) prevalgano i modelli di fruizione “mordi e fuggi”.