Duemilaottocento miglia intorno alla penisola alla ricerca di un’altra Italia. Eccole tappe di una vera avventura

di Guido Fiorito

Una barca da trasformare 
L’avventura inizia quando Lucio Bellomo, nel novembre del 2017, inizia a trasformare per il viaggio la barca Maribelle, 6 metri e 15. Racconta Lucio: “Nasce come una barca scuola, quindi sicura e facile da maneggiare. Un incontro decisivo è stato con Daniele Bertorotta che mi ha dato fiducia, ha ospitato la barca durante i lavori nella sua veleria e mi ha dato tanti consigli”. Viene attrezzata per viaggiare a vela in solitaria, con un boma da windsurf che semplifica le manovre. Unico neo: è pronta solo sei giorni prima della partenza. Non c’è tempo per allenamenti. 

La partenza, davanti oltre 2800 miglia 
Il 17 aprile Bellomo salpa dalla Cala di Palermo con destinazione Ustica, la prima di 33 isole da visitare. Su Maribelle non c’è cabina. Spiega Bellomo: “Un navigatore solitario dorme in coperta. Ogni venti minuti suonava la sveglia, verificavo che tutto era a posto e mi riaddormentavo”. La rotta prevede un passaggio alle Eolie, la risalita del Tirreno (Capri, Procida, Ischia, Ventotene, Ponza, Giglio, Capraia, Palmaria) per poi ridiscendere dalla Sardegna (La Maddalena, Sant’Antioco, San Pietro), le Egadi, Pantelleria, Lampedusa, Linosa. Poi le due città-isola, Ortigia e Gallipoli, per risalire l’Adriatico per le Tremiti fino a Grado e all’arrivo a Venezia. Oltre 2800 miglia.

Monica che carezza le tartarughe 
Vive ormai da diciotto anni a Filicudi, le sue ricerche sono unica cosa con la salvaguardia del mare e dei suoi abitanti. Lucio ha incontrato Monica Blasi a fine aprile. Romana, biofisica, ha fondato e gestisce l’associazione Filicudi Wildlife Conservation, autofinanziata con i campi estivi e fondi privati. Fa ricerche scientifiche su delfini e tartarughe: in un’immagine ne carezza una sulla testa. E ogni tanto avvista al largo dell’isola il maestoso capidoglio. 

La cultura e l’invasione di Capri
11 maggio: nona isola del viaggio, Capri impressiona Bellomo per i contrasti. “Da una parte la bellezza dell’isola, le ville degli imperatori romani, gli scrittori come Alex Munthe o Malaparte e le loro case sull’isola, una storia nel Dopoguerra di grande vivacità culturale. Adesso le navi da Napoli vomitano valanghe di turisti che arrivano alle 11, si fanno un selfie alla Grotta azzurra, intasano la Piazzetta e ripartono alle 17. Della grande storia culturale poco rimane, come racconta Franco Senesi, un caprese con gallerie d’arte contemporanea nell’Isola, a Istanbul e New York”.

Al faro Mangiabarche 
Bellomo costeggia la costa orientale della Sardegna affrontando un “maestrale assassino sempre contro e sempre più forte” e il mare grosso fino al raggiungere il sud della Sardegna. Approda a Sant’Antioco il 24 giugno dove continua i suoi incontri. Lo colpisce a Calasetta il museo d’arte contemporanea con istallazioni e performance in un posto il cui nome dice tutto: il faro Mangiabarche.

Una storia di Marettimo
Maribelle ripassa dalla Sicilia. A Marettimo, il 2 luglio, Lucio incontra due amici con una storia particolare. Davide Di Franco e Diletta Giannola sono palermitani: lui appassionato di immersioni, lei ex ballerina del Teatro Massimo. Qualche anno fa hanno scommesso sulla loro passione per il mare, comprato un centro diving a Marettimo e un vecchio peschereccio dal nome “Il Merendero”. Si sono sposati sull’isola, non l’hanno lasciata più. 

La notte dei pesci volanti
La navigazione tra le Egadi e Ortigia non sarà dimenticata da Lucio. “È successo un po’ di tutto – ricorda nel suo blog-diario – in queste 150 miglia. Pesci volanti che di notte finiscono in barca non prima di colpirmi e farmi spaventare; mille navi enormi una dopo l’altra superata la latitudine di Malta; un colpo sordo allo scafo contro una tartaruga gigante; un’eclissi di luna incredibile, con Marte sotto, un ventone imprevisto dopo aver doppiato il mitico Capo Passero”. Raggiunge Ortigia il 28 luglio.

Nella laguna veneta
Penultima isola, a una manciata di metri da Venezia: la Certosa, abbandonata da militari e industrie. Lucio conosce Alberto Sonino, velista oceanico che ha trasformato un luogo abbandonato nel polo nautico dei veneziani. Alla Certosa si trovano barche con motori elettrici per girare in laguna in modo ecologico, maestri d’ascia creano o restaurano barche in legno. “Alberto – scrive Lucio – capace di sognare in grande e di realizzare i sogni. Senza neanche parlare troppo”.

La fine dell’avventura
Il viaggio si chiude a Venezia, l’isola numero 33, il 23 agosto. Anche qui non mancano incontri pieni di umanità come quello con Davide che recupera piccole vigne sparse per la laguna. Il fine è produrre vino alla buona che si vende sfuso solo per ritrovarsi la domenica sotto un pergolato davanti a un bicchiere. Anche per Lucio è il momento di brindare. “Un po’ di follia, la barchetta… Qualcuno all’arrivo mi ha confessato che non credeva arrivassi in fondo…”.