Può fare da indicatore positivo per il resto dell’Italia, anche per il Sud: il turismo da attrarre non è una folla, ma un insieme di persone da trattare bene, assecondando i loro interessi del “bello e ben fatto”.  

di Antonio Calabrò

Milano città turistica, con 8,8 milioni di turisti stranieri nel 2017, più di Roma (7,7 milioni) e di Venezia. È tra le prime 15 metropoli del mondo (in cima alla classifica ci sono Bangkok, Londra, Parigi, Dubai) e tra le prime cinque in Europa.

E può dunque vantare un altro primato, dopo quelli legati all’economia, alle università, alla scienza, all’arredamento e alla moda. La notizia arriva dal Global Destination Cities Index di Mastercard, che documenta pure che quei turisti lasciano in città 2,7 miliardi all’anno (alberghi, ristoranti, servizi, shopping). La previsione di crescita per il 2018 è del 4,36 per cento, oltre dunque i 9 milioni.

Qual è il motore? Funziona ancora il traino di un grande evento globale come l’Expo 2015. E i media internazionali, di carta e sulla rete, continuano a parlare di Milano come “the place to be” (New York Times) e d’una eccellenza per affari, cibo e qualità della vita (il giudizio recente è di The Wall Street Journal). “Un modello virtuoso che unisce ricerca della bellezza e produttività intelligente”, commenta il Corriere della Sera.

Le spinte vengono da molti settori: manifattura e design, finanza, imprese multinazionali (3600 hanno sede a Milano, un terzo di tutte le multinazionali in Italia) con il relativo movimento di manager e investitori. Ma anche cultura (dai grandi musei come Brera e il Cenacolo di Leonardo Da Vinci, La Scala, il Piccolo Teatro e il Parenti). Eccellenti centri di cura. E un sistema di servizi e connessioni che, grazie anche all’Alta Velocità ferroviaria e a tre aeroporti efficienti, mette Milano in rapida connessione con le principali città italiane ed europee.

Milano non soffre “l’insostenibilità dei grandi numeri”, denunciata da Franco Bernabè, manager di solida esperienza, a proposito del superaffollamento turistico delle città d’arte (Venezia e Firenze, innanzitutto). Ha un’attrattività lungo tutto il corso dell’anno e determinata da più ragioni convergenti. E garantisce, pur tra forti limiti, un buon governo del territorio. è un po’ un unicum, è vero, per storia e attitudini. Ma può fare da indicatore positivo per il resto dell’Italia, anche per il Sud: il turismo da attrarre non è una folla, ma un insieme di persone curiose, da trattare bene, assecondando i loro interessi del “bello e ben fatto”.