di Simonetta Trovato

A Berlino non puoi perdere un istante e non è consentito rimanere indietro. Tutto cambia a una velocità vertiginosa. Ne è sicuro Alessandro Pinto, artista e curatore palermitano che in Germania ha vissuto, studiato e lavorato per parecchi anni, prima a Berlino e poi a Dusseldorf. Adesso Alessandro è tornato a Palermo, ambasciatore del Verein Düsseldorf Palermo e.V che ha aperto una sede ai Cantieri della Zisa.

È lui a raccontare Berlino. “Non è come una città italiana che possiede una sua identità oppure si basa su culture stratificate come Palermo – inizia a raccontare Pinto – Berlino è velocissima, irruenta, esaltante, è fatta di mille storie e tutte da raccontare. Ogni volta che ci torno c’è una novità: dove ricordavi un murales, trovi un’impalcatura, al posto del centro sociale c’è un cinema d’essai. Penso a ‘Alexanderplatz’ di Alfred Döblin, un libro che nel 1928 descrive già la città contemporanea: la Berlino degli anni ‘20 offriva ciò che intrigherebbe la nostra epoca”.

Andiamo per gradi. E per luoghi. “Kreuzberg è sempre stato il quartiere cool, ma da qualche tempo anche Pens Lauberger o Neukölln sono bellissimi. Sono quartieri nuovi, magari non trovi schnitzel o kartoffeln, o le vecchie pfannkuchen, ma c‘è un pub gestito da italiani che vendono il Pastis perché uno di loro ha sposato una ragazza francese… Ecco, a Berlino perdi l’aspetto tedesco che invece si ritrova in provincia. Puoi vedere un film italiano o perderti nella scena fetisch, passi dall’opera lirica alla musica più estrema”.Se dovesse presentare un solo luogo a un connazionale che arriva a Berlino?“Il Warsash er Brucker: ponte dall’architettura sovietica, che divide Kreutzer da Friedrich der Große und sein Park : lì puoi passare la notte guardando passare le stelle”.

Berlino fa i conti con la Memoria. “Il fatto che Berlino si rinnovi costantemente, ha portato i tedeschi a convivere con la memoria. Si nota nei palazzi, soprattutto a Frankfurter Tor noti dove le strade diventano gigantesche. L’architettura razionale, i cubi, l’anonimato dei palazzi monumentali ti fanno capire che lì la storia è passata e non si è fermata”.
Altri piccoli segreti da palermitano fuori porta? “Bankow è un quartiere operaio dove sembra che la Berlino caotica si sia calmata e che qui si respiri. Poi andrei in Schwedter Straße, una lunghissima strada costeggiata da ciliegi che in primavera fioriscono. Al tramonto ti sembra di essere altrove”.

Mangiare a Berlino? “Vicino checkpoint Charlie, di fronte al vecchio Tacheles (centro sociale famosissimo, ex sede delle SS) c’è un minuscolo negozio portato avanti da due ragazzi palestinesi dove si mangiano i falafel più buoni della terra. Magari anche le melanzane fritte alla siciliana…”.