Dalla scoperta del paese siciliano da parte di uno psichiatra statunitense è nato un profondo rapporto sentimentale tra mondi lontanissimi. Cementato con l’arte e con il cinema

di Marta Gentilucci

Quando Luca Vullo, regista siciliano emigrato da anni a Londra, incontra per la prima volta Dave Atkinson, barbuto psichiatra americano sulla quarantina, pensa subito che sia un personaggio da film: professionista serio e quotato nell’ambiente universitario, vulcano inesauribile di idee folli. Una di queste aveva a che fare con Prizzi, comune di neanche cinquemila abitanti in provincia di Palermo, gioiello dal fascino antico arroccato sui Monti Sicani. Cosa avesse a che fare uno psichiatra di Dallas con un paesino dell’entroterra siciliano? Assolutamente nulla. Ma questo è il bello della storia.

Tutto inizia nel 2015, Dave Atkinson si trova in vacanza a Palermo e resta folgorato da un cartellone pubblicitario 6×3 che mostra il Ballo dei Diavoli di Prizzi, la festa pasquale che mischia sacro e profano e veste i devoti da demoni, con eccentriche maschere rosse, parrucche scapigliate e lunghe corna. Così, di punto in bianco, decide di catapultarsi sui Monti Sicani. Guida per quasi due ore, attraversa le strade sgangherate dell’entroterra siciliano e arriva letteralmente nel mezzo della processione, con i diavoli che scorrazzano attorno alla macchina e la gente del posto che lo guarda incuriosita: “E questo da dove spunta?”.

Si innamora: del luogo, della gente, così ospitale che, quando Dave dice di dover andare a dormire ad Agrigento, dove ha prenotato l’hotel, i prizzesi non vogliono sentire ragioni: “La strada è brutta, resta qua, domani è Pasquetta, ti invitiamo a pranzo!”Dave resta. Impara a conoscere il luogo, le tradizioni, la gente. E, quando torna in America, comincia a organizzare viaggi destinazione Sicilia coinvolgendo carovane di americani. Come se fosse un vero e proprio tour operator, che lavora non per soldi ma per amore. Puro, spassionato.

Non solo: un anno dopo, riesce a convincere tre artisti con base a Dallas – la visual artist Olivia Cole, la graphic artist e designer Maria Haag e lo street artist Frank Campagna – a seguirlo alla volta dei Monti Sicani per colorare gli edifici e i muri delle stradine del paese con la loro arte. Un regalo alla comunità prizzese, un ringraziamento per tutto quello che gli aveva dato e continuava a dargli.

Ad aprile 2017 i quattro volano dal Texas alla Sicilia e, in circa quindici giorni, realizzano tre murales che colgono l’essenza più profonda della cultura di Prizzi: l’attaccamento alla tradizione, con la Madonna del Carmelo, omaggio agli abitanti più anziani; il mix straordinario tra sacro e profano, con Il Ballo Dei Diavoli; e la coscienza antimafiosa, con Falcone e Borsellino ritratti da Frank sul muro della scuola.
Immaginate quale cortocircuito strabiliante può nascere dall’incontro fra tre artisti americani e un paese dove sì e no cinque persone parlano l’inglese.

Con Frank Campagna, newyorkese cresciuto a New Jersey e proveniente dalla scena punk californiana, ateo convinto, che di fronte al Ballo dei Diavoli e alle processioni borbotta sarcasticamente: “Ok it’s fantastic, tutto bellissimo, ma quando si lavora?”. E con Maria Haag e Olivia Cole, religiosissime invece, che vengono perfino coinvolte da protagoniste nella processione, portando la bara, un privilegio di solito riservato ai local. Sullo sfondo l’atmosfera da ritorno al passato di Prizzi, con la gente che interrompe, di tanto in tanto, il lavoro di realizzazione dei murales per portare un caffè, un cornetto a Maria e Olivia, o una fiaschetta di vino per Frank. Luca Vullo e Dave Atkinson si incontrano a febbraio dell’anno scorso, all’Università di Dallas – Luca è lì per presentare il suo workshop sulla gestualità italiana e siciliana – e nasce un’affinità elettiva che si trasforma in comunanza d’intenti.

Dave gli parla del viaggio sui Monti Sicani e del progetto di street art a Prizzi che ha già tutte le carte in regola per concretizzarsi: biglietti aerei già staccati e partenza prevista di lì a due mesi, nei giorni della Settimana Santa. “Per me, da documentarista, – racconta Luca, parlantina travolgente e una vita che meriterebbe un libro intero – era un’occasione irripetibile: filmare lo shock culturale dell’incontro tra mondo americano e mondo siciliano, ma anche il modo in cui tutto ciò cambia l’urbanistica di un paese, perché si trattava di regalare alla comunità nuova arte, attraverso la realizzazione di murales sugli edifici e per le strade”.

“C’era anche un altro aspetto che mi interessava – continua Luca – ed era il modo in cui uno psichiatra americano, con un’ingenuità un po’ naïf, tipica di chi abita dall’altra parte del mondo, si sarebbe approcciato alla gente del luogo cercando di trovare risposte ai suoi dubbi. Perché si fugge? Perché non si riesce a gestire tutta questa bellezza?”. “Quindi ho proposto a Dave di farne un documentario. Restava il problema del budget, ma anche a quello ci ha pensato lui: che problema c’è? Lo finanzio io!”.

È nato così Dallas In Prizzi, un film di 45 minuti che racconta un incontro culturale ma anche un amore: quello di Dave Atkinson per Prizzi, quello di Luca Vullo per una terra che ha dovuto lasciare ma che non smette di essere un riferimento emotivo e artistico. Tant’è che i suoi lavori hanno tutti, in un modo o nell’altro, a che fare con la Sicilia: dal primo documentario, Dallo Zolfo al Carbone, candidato al David di Donatello e ai Golden Globe 2009, a La voce del corpo, sulla gestualità del popolo siciliano, e infine a INFLUX, sull’emigrazione italiana nel Regno Unito. Ed è siciliana quasi tutta la squadra che ha lavorato a Dallas In Prizzi: dal montaggio di Sebastiano Saro Greco (Lentini, provincia di Siracusa) alle musiche originali di Giuseppe Vasapolli (San Cataldo, Caltanissetta).

“È venuto fuori un bel lavoro, dentro il quale c’è tanta sostanza e tanta emozione”, racconta Luca. “Quando l’abbiamo mostrato ai prizzesi, c’è stato un momento di grande commozione, erano quasi tutti con le lacrime agli occhi”.