Abbecedario perché forse il segreto sta tutto nella semplificazione, nel ridurre le presunte complessità all’eresia del buon senso. In Sicilia i problemi nascono non tanto nell’essere complicati, quanto dal credersi complicati. E questo complica le cose, anche le più semplici

di Roberto Alajmo

Bufalino
La tendenza della letteratura italiana è di procedere per trittici: Dante/Petrarca/Boccaccio, Foscolo/Manzoni/Leopardi, Carducci/Pascoli/D’annunzio. E pure in Sicilia: Verga/De Roberto/Pirandello, Consolo/Sciascia/Bufalino. Degli ultimi tre, Bufalino è quello cui la fortuna postuma ha sorriso meno. Eppure rileggerlo è sempre stimolante per come riesce ad avere, sulle cose, sempre uno sguardo originale.

Una volta, nella casa di Sciascia a Racalmuto, una giornalista fece un’unica intervista coi tre grandi: il padrone di casa, Consolo e Bufalino. Stessa domanda, un trittico di risposte. Fra queste domande, una era: qual è il prodotto della modernità che maggiormente detestate? Sciascia per primo rispose: l’automobile. Consolo si accodò: l’automobile. Per ultimo Bufalino disse: l’automobile degli altri. E subito aggiunse: perché la mia non mi dà nessun fastidio.