Abbecedario perché forse il segreto sta tutto nella semplificazione, nel ridurre le presunte complessità all’eresia del buon senso. In Sicilia i problemi nascono non tanto nell’essere complicati, quanto dal credersi complicati. E questo complica le cose, anche le più semplici

di Roberto Alajmo

Belice
Per secoli e secoli l’accento è caduto sulla i: Belìce, dal fiume che attraversa la valle. Poi, nel 1969, ci fu il terremoto che devastò la Sicilia occidentale ed ebbe epicentro precisamente lì. Nella concitazione dei primi momenti, con i servizi da confezionare di fretta, un inviato della Rai non trovò il tempo di informarsi e si lanciò a dire: Bèlice. Con l’accento sulla prima e.

Creato un precedente, lui e anche tutti gli altri giornalisti continuarono a dire Bèlice, e da quel momento in poi il mondo seppe che c’era un posto in Sicilia che si chiamava Valle del Bèlice. Gli abitanti del Belìce in quel frangente avevano troppi problemi per mettersi a questionare sugli accenti, e quando finalmente si sarebbe potuto chiarire era ormai troppo tardi: anche agli abitanti del posto non restò che adeguarsi a quel che i media avevano stabilito. Oggi anche nel Belìce si dice Bèlice.