Una comunità deve interiorizzare i valori del patrimonio culturale, diventando “luogo” nel quale si potranno attivare processi di proliferazione di matrice culturale che sfoceranno in nuova imprenditorialità

di Antonio Purpura

Il nuovo governo ha lanciato due segnali preoccupanti in materia di valorizzazione dei beni culturali. Il primo concerne lo spostamento delle competenze per il turismo dal Mibact al ministero delle politiche agricole e alimentari. Si tratta di uno spostamento illogico che alimenta l’aspettativa di nuove criticità nel coordinamento e nella qualità dell’offerta del “turismo culturale” in Italia.

Il secondo segnale proviene dal ministro della Cultura, Alessandro Bonisoli, il quale ha annunciato la conclusione dell’iniziativa, assunta nel 2014 dal suo predecessore, che ha previsto l’ingresso gratuito nei musei ogni prima domenica del mese. A parere del ministro, questo provvedimento ha avuto la funzione di uno “spot pubblicitario”, forse efficace nei primi anni ma ormai privo di slancio, ed eccessivamente oneroso a fronte dei mancati introiti.

A nostro avviso, questa decisione deriva tanto da una non corretta valutazione dei risultati, quanto soprattutto da una visione miope della complessa relazione fra cultura e sviluppo. Per quanto riguarda i risultati, i dati ministeriali segnalano il successo del provvedimento Franceschini. Dal 2014 al 2017 le visite ai musei italiani sono cresciute del 19 per cento e le entrate del 43 per cento, passando da 135,5 milioni di euro nel 2014 a 193,6 milioni nel 2017. Risultati analoghi si sono registrati anche in Sicilia, con una crescita, nello stesso periodo 2014-2017, del 25 per cento del numero di visitatori e del 36 per cento delle entrate, passate da 19,1 milioni di euro a 26,1 milioni.

Ma l’aspetto più grave è che la decisione nasce da una visione (iper-) aziendalistica della gestione dei beni culturali. Una visione inappropriata perché non tiene in considerazione il fatto che una comunità può e deve – anche gratuitamente – apprendere, conoscere, condividere e interiorizzare i valori del proprio patrimonio culturale, diventando, così, “luogo” all’interno del quale si potranno attivare processi virali di proliferazione di effetti esterni di matrice culturale ed economica che, prima o poi, sfoceranno in nuova imprenditorialità, nuovi design, nuovi concept di prodotti e servizi.

In questo modo, la stessa comunità potrà, inoltre, accogliere con maggiore consapevolezza e qualità quei “turisti culturali” che tutti attendono per dare nuovo slancio allo sviluppo.