Luoghi e cose da riscoprire nel “waterfront” dimenticato di Palermo

di Guido Fiorito

Entrare nei quadri di Lojacono
È il modo migliore per cogliere com’era il Golfo di Palermo. Alla Gam, a Villa Zito, sul web perché alcuni quadri sono proprietà privata. Guardando «La veduta del golfo di Palermo dalla Bandita» o le marine con pescatori con il Monte Pellegrino si capisce che a fine Ottocento l’occhio guardava Palermo da Est a Ovest. Una grande bellezza da recuperare. Serve un nuovo ribaltone dello sguardo

Il Castello a mare, anzi sul mare
Era un tempo puro waterfront. Infatti era come se galleggiasse in mezzo al mare. Nei progetti di rifacimento del porto di Palermo c’è di ripristinare il fossato d’acqua che lo circondava.

Tra cielo e mare ai Quattro Pizzi
Il nostro itinerario nel lungomare inizia dalla palazzina in stile neogotico alla Tonnara dell’Arenella, ultima abitazione del vulcanico Vincenzo Florio. Nella sala, sembra di vivere dentro il porticciolo dell’Arenella, il cielo e il mare entrano dalle finestre. I Quattro Pizzi sono aperti dal proprietario Chico Florio Paladino con visite guidate.

La barca della memoria alla Cala
Nella parte nord del porticciolo è sistemato quel che resta (la prora) di una piccola nave che ebbe due nomi (Matilde Fiore e Giovanna Caruso) e una storia avventurosa di traffici tra Trapani e l’Africa. Poi una fine poco gloriosa nelle acque allora putride della Cala: nel tirarla fuori andò in pezzi. Per ricordare la gloria effimera di ogni bastimento.

La farfalla di donna Franca
Al Museo del mare, all’interno dell’Arsenale borbonico, cercate tra i tanti modelli di nave quello dell’Aegusa, lo yacht principesco di Ignazio e Franca Florio. Aegusa (farfalla in greco), è il nome di Favignana. Era un palazzo galleggiante: la stanza privata di Florio era ricoperta di cuoio intagliato e mogano. Emblema di ricchezza e potenza che non è più.

La macchina del tempo del waterfront
L’Ecomuseo mare memoria viva (ingresso libero) si trova nell’ex Deposito delle locomotive di Sant’Erasmo, con la sua bella struttura in ghisa della Fonderia Oretea. Qui sono stati raccolti materiali multimediali (video e foto) con racconti di abitanti, pescatori… Storie del mare che fu per immaginare quello che sarà.

La casa della cernia felice
Allo Sperone sorgeva l’abitazione di Eliodoro Catalano, detto l’uomo-pesce per la sua profonda conoscenza della fauna ittica del Golfo di Palermo. Costruì un acquario (Aquarium Panormitanum) con tante vasche in cui c’era anche una cernia salvata dal banco di un pescivendolo. L’aveva chiamata Berenice; giurava amasse le carezze umane. Morì felice ubriaca nel vino. Ma l’acquario si è perso.

La Taverna del tiro
È in restauro e chiunque può vedere la nuova livrea bianca. Disegnata da Ernesto Basile (1905), sorge a Romagnolo. Testimone delle stragi di piccioni dei nobili tiratori palermitani (allora era uno sport come un altro). Dopo anni di degrado, il chiostro ottagonale diventerà un caffè letterario.

Il teatro che guarda il mare
Ad Acqua dei Corsari, percorrendo unastrada sterrata si arriva finoa un anfiteatro in abbandono che è diventato ormai del paesaggio. Fu costruito nel 2009, doveva far parte di un parco dedicato a Libero Grassi. Comitati e associazioni premono per salvare l’area.

Il porticciolo della Bandita
Sono al via i lavori di dragaggio per recuperare questo piccolo porto, annunciato da fila di barche multicolori rovesciate che sorge vicino a una delle discariche del sacco di Palermo. L’interramento l’ha reso pericoloso per i pescatori. Bandita deriverebbe da “La Sbannuta”, donna di facili costumi che aveva aperto una taverna nella zona.