Ha preso casa a Palermo per lanciare la sua associazione “Beyond Lampedusa”. Clementina Cordero di Montezemolo racconta come si può cambiare la vita di tanti giovanissimi migranti scampati agli orrori della guerra

di Chiara Dino
foto di Igor Petyx

Tra piazza Politeama e il quartiere della Noce, a Palermo, proprio accanto a Villa Laura e quasi di fronte a Villa Malfitano c’è un giardino che da qualche mese risuona di voci argentine tra cui riconosci idiomi di casa nostra e stranieri. Di mattina i bambini (dai sei ai tredici anni) e al pomeriggio i ragazzi (dai quattordici ai diciotto) per tutto il mese di luglio e poi ancora da settembre, per la stagione invernale, si daranno appuntamento per giocare a calcio e a pallavolo, per partecipare a laboratori d’arte e sessioni di aerobica, per imparare il basket o semplicemente per conoscersi e trascorrere insieme del tempo. È il giardino del dialogo e dell’integrazione, della condivisione e della conoscenza dell’altro. È il giardino delle possibilità inespresse che è nato e si è inaugurato perché da Roma è arrivata in Sicilia una giovane donna, esile nella figura, determinata nei modi, che ha usato il suo cognome importante e i suoi contatti per creare qualcosa di buono.

Lei si chiama Clementina, Clementina Cordero di Montezemolo e il suo motto è “ogni famiglia fortunata dovrebbe aiutarne una meno fortunata”. Lei lo ha fatto e in forza di questa sua convinzione ha creato a Palermo un’associazione che si chiama “Beyond Lampedusa” (oltre Lampedusa) che è nata “per favorire l’integrazione dei minori stranieri non accompagnati che arrivano sulle nostre coste – ultimamente con sempre maggiori difficoltà – partendo dal Ghana e dal Camerun, da Tunisi e dalla Siria, dalla Nigeria e dalla Tanzania, e passando per la Libia”.

Quelli che scappano da guerre e da fame e che in Italia cercano di rifarsi una vita. Quelli sui gommoni, quelli che si giocano il tutto per tutto. Quelli per cui tuona forte in questi mesi la voce di Papa Francesco, anche lui in arrivo a Palermo questo mese di settembre quando sbarcherà sull’isola per commemorare padre Pino Puglisi e troverà il tempo per andare a visitare il centro di Biagio Conte. Per loro, per questi ragazzi, “oltre Lampedusa vorrei che ci fosse dell’altro”, ci dice Clementina durante un pomeriggio di festa nel giardino attrezzato come un campo sportivo dove il caldo non scoraggia nessuno. “Ecco il perché di questa associazione dove mi piace pensare che innanzi tutto si crei un luogo d’incontro tra i ragazzi palermitani e quelli stranieri, e poi dove, con il nostro aiuto, vengono favoriti ed esaltati eventuali talenti e incoraggiati i ragazzi a inseguire i loro sogni”.

Come? Innanzi tutto restituendo loro quello che più gli compete per età e per energia vitale: un luogo, protetto, dove fare sport, coltivare interessi e socializzare, lontano dalla strada e seguiti dai sei operatori che lavorano a stretto contatto con Clementina e con Leonardo Curreri che di “Beyond Lampedusa” è il coordinatore. Poi anche favorendo il loro incontro con chi vorrà loro dare una mano. Famiglie fortunate, appunto, che magari hanno voglia di sponsorizzare qualche loro piccolo sogno: un corso di nuoto, uno di Arte Urbana che in autunno sarà organizzato da Igor Scalise, uno di yoga o di piano. O che voglia, anche solo per qualche ora la settimana, seguire con affetto la crescita di Sapporo o di Fortunata, di Abib o di Tiam, Mi- col, Desmond. Finora “Beyond Lampedusa” ha ospitato e seguito novanta ragazzi.

Da settembre riparte l’organizzazione di corsi e giochi all’aperto, ovviamente solo nel pomeriggio, perché al mattino palermitani e stranieri dovranno andare a scuola. Non che il progetto di Clementina dalla scuola sia del tutto staccato. “Siamo nati – ci spiega – in forza di un accordo stilato con l’assessorato alla pubblica Istruzione del Comune di Palermo guidato da Giovanna Marano che con noi fa nascere il progetto scuole aperte”. Si tratta – spiega la stessa Marano – di un esperimento pilota volto a collegare le scuole con il territorio in cui si trovano perché possano essere luoghi che le famiglie riconoscano come loro, a servizio dei loro figli e delle loro famiglie”. “Beyond Lampedusa” vista la sua vocazione è nato, non a caso, negli spazi aperti alle spalle del CPIA di via Dante, un acronimo che sta per Centro provinciale istruzione adulti e che ospita corsi pomeridiani e serali di italiano e non solo agli stranieri e a chi ha bisogno di conseguire un diploma pur lavorando.

È inutile dire che la maggior parte di quanti frequentano questo centro sono quegli stessi minori non accompagnati cui Clementina Cordero di Montezemolo ha pensato quando è venuta ad aprire il suo centro a Palermo. Perché proprio qui è lei stessa a spiegarcelo: “Tempo fa sono stata a Lampedusa dove ho conosciuto Pietro Bartòlo, il medico che cura chi sbarca sull’isola anche in condizioni assai critiche. E ho capito che il suo lavoro andava affiancato da un’assistenza che doveva andare oltre il porto di approdo di Lampedusa. La scelta di Palermo, e non per esempio di Roma, che è la città dove io vivo, non è stata casuale. Qui mi è sembrato decisamente più facile realizzare il progetto. Ho trovato maggiore predisposizione all’integrazione, maggiore attenzione da parte delle istituzioni, meno burocrazia e più collaborazione.

A Roma sarebbe stato certamente più difficile”. Così, scelta Palermo, e lasciata per qualche tempo la sua città dove lei lavora come psicologa, Clementina ha affittato una casa qui in città, si è rimboccata le maniche e, forte anche di una rete di importanti contatti, è riuscita a farsi sponsorizzare dalla Kinder che ha offerto le magliette per i ragazzi, dalla Ferrarelle che ha portato l’acqua. È riuscita a portare qui il campus dell’In- ter e della Fiorentina, così che i ragazzi che hanno partecipato agli stage di calcio si sono ritrovati vestiti tutti con le divise delle loro squadre del cuore. Per chi ama il basket ha portato, e conta di farlo ancora, il campione Carlton Myers che ha giocato con loro al campetto di via Dante. Certo il suo nome le è servito, ma è servito e servirà ancora ai ragazzi che vorranno andare “beyond Lampedusa”.