Il Sud deve insistere sulle relazioni virtuose tra turismo, agricoltura e agro-industria, economia della conoscenza in settori che possano valorizzare il grande patrimonio culturale e ambientale mediterraneo

di Antonio Calabrò

I dati del Rapporto Svimez sono impietosi: la crescita economica del Mezzogiorno si fermerà nel 2019 allo 0,7 per cento, contro l’1,2 per cento della media nazionale. E continuerà l’emorragia di risorse umane qualificate: negli ultimi sedici anni sono andate via quasi 800mila persone (come se si fosse cancellata un’intera grande città), un quarto delle quali laureate. Una drammatica emorragia di intelligenze e risorse qualificate (ne abbiamo parlato nella rubrica di agosto).

L’economia italiana rallenta, per incertezze politiche e turbolenze degli scambi internazionali (il protezionismo, checché ne dica la demagogia corrente, non porta sviluppo di lungo periodo). Ma proprio nel Sud le previsioni indicano un rallentamento ancora maggiore, con un allargamento della forbice tra le aree più sviluppate (ricche di imprese che producono, innovano ed esportano) e quelle meno dinamiche, legate a una spesa pubblica troppo spesso assistenziale e clientelare.

Per il Sud, insomma, continua a mancare una strategia di sviluppo. Ci sono risposte possibili, per non considerare irreversibile il declino? Insistere, per esempio, sulle relazioni virtuose tra turismo di qualità, agricoltura e agro-industria, economia della conoscenza proprio in settori (tutto quel che riguarda l’economia del mare) che possano valorizzare il grande patrimonio culturale e ambientale Mediterraneo. Con un occhio attento a tutto ciò che le tecnologie digitali possono dare.

Il futuro del Mezzogiorno – vale la pena ripeterlo – può stare nelle sintesi originali tra memoria e futuro, tradizioni da economia aperta (gli scambi, i commerci, le vie del mare) e innovazione d’impronta europea. Un buon esempio viene da “Cooking Med”, un “laboratorio permanente” sulle cucine del Mediterraneo ideato da Pino Cuttaia, uno dei migliori chef italiani (due stelle Michelin alla “Madia” a Licata), lancio a settembre, appuntamento per la prima edizione nella Valle dei Templi nella primavera 2019.

Un summit di chef mediterranei sul cibo, la natura, la tutela delle biodiversità. Una scelta culturale e civile. Ma anche un intelligente motore di possibile sviluppo.