Il grande festival dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale, arrivato a Palermo alla sua dodicesima edizione, cresce e investe tutta l’isola

Nella sede di via Emerico Amari, a Palermo, da ottobre scorso, non ci si è fermati un giorno. “Ormai un anno basta a stento per organizzare l’edizione successiva, non c’è il tempo di chiudere le porte che si lavora per riaprirle”, dice Laura Anello, presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori Onlus e direttore di Gattopardo, pronta a tagliare il traguardo della dodicesima edizione di quello che è diventato uno dei più grandi Festival italiani dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale.

L’anno scorso oltre 320 mila visitatori tra Palermo, sede storica della manifestazione, e le quattro città dove è stata lanciata un’esperienza pilota: Agrigento, Messina, Siracusa, Trapani. Quest’anno la sfida di portare il Festival in tutte le città capoluogo della Sicilia, con una “triplicazione” nel Ragusano (dove aprono le porte anche i tesori di Modica e Scicli, un viaggio straordinario nella Sicilia del barocco e di Montalbano) e la mancanza di Enna, “mancanza che l’anno prossimo sicuramente colmeremo, Enna è una città dalla storia straordinaria dove operano associazioni di ragazzi che fanno cose molto interessanti”, dice Anello.

Un’abbuffata di bellezza, nei weekend compresi tra venerdì 14 e domenica 30 settembre, con quasi 180 luoghi aperti e raccontati nelle otto città extra Palermo. Un Festival nato da un pugno di giornalisti e operatori culturali convinti che il futuro sta in quel che succede dal basso, in quelle pratiche di innovazione sociale che si autosostengono finanziariamente (la manifestazione non gode di finanziamenti pubblici stabili) e che portano una ventata di cambiamento, collaborando con gli enti pubblici in attività di forte interesse collettivo ma con il dinamismo e le competenze del privato non profit “Mi piace pensare alla massima di don Puglisi: e se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”, commenta la presidente dell’associazione.

Il format è ormai consolidato: luoghi aperti con visita guidata il venerdì, il sabato e la domenica in gran parte con orario unico dalle 10 alle 18, e coupon acquistabili su un’avanzata piattaforma di booking e di ticketing on line: il coupon da 10 euro vale 10 visite, quello da 5 euro vale 4 visite, i coupon per visita singola (disponibili anche all’ingresso dei luoghi) costa 2 euro. Per le passeggiate, soltanto su prenotazione, il contributo è di 4 euro. Contributi quasi simbolici, “ma molto importanti non soltanto perché sostengono il Festival, ma perché responsabilizzano il visitatore, istituiscono con lui un patto, gli danno contezza del valore di ciò che vede e ascolta. La gratuità è un grande errore”, dice Laura Anello.

Fanno parte del circuito luoghi di solito chiusi, luoghi aperti a singhiozzo e senza visita guidata, ma anche grandi attrattori turistici che colgono l’occasione per moltiplicare esponenzialmente i propri ingressi. Un’abbuffata di bellezza che prelude alla grande kermesse nel capoluogo regionale, quest’anno Capitale della cultura italiana. Nei weekend tra venerdì 5 ottobre e domenica 4 novembre Palermo si trasformerà in un museo diffuso, con oltre centotrenta tesori aperti alle visite guidate, altrettanti tour urbani d’autore per attraversare ogni angolo della città, un Festival kids tutto dedicato a famiglie e bambini, un itinerario contemporaneo tra performance e installazioni artistiche.

“La città potrà essere vista da ogni prospettiva, e potrà perfino essere sorvolata con i Piper in partenza dall’hangar storico dell’aeroporto di Boccadifalco, uno dei luoghi straordinari che apriremo quest’anno grazie alla collaborazione preziosa delle forze dell’ordine, dell’aeroclub, del soccorso alpino presenti lì”. E poi, ulteriore novità dell’edizione 2018, tappa in quattro città oltre lo Stretto nei due ultimi finesettimana di ottobre. “Le Vie dei Tesori vanno a Milano, a Mantova, a Chioggia e in Valtellina, con il supporto della Fidam, la Federazione italiana amici dei Musei – continua Laura Anello, siamo felici che una buona pratica una volta tanto si diffonda da Sud a Nord, a dimostrazione, senza sciovinismi, che c’è un Sud fecondo, produttivo, pieno di energie”.

Si parte, quindi dalla Sicilia, dai quindici luoghi di Agrigento, la più bella città dei mortali secondo Pindaro. Forse è per questo, per lo splendore di Akragas, che la città dei turisti è soltanto quella della Valle dei Templi. Ma Agrigento, anzi Girgenti, è molto altro. Agrigento sta negli ipogei che percorrono tutto il suo centro storico. Agrigento sta nella memoria del quartiere arabo, che racconta la conquista musulmana e poi la restaurazione normanna e infine la deportazione dei “saraceni” nel 1200 da parte dell’imperatore Federico II. Sta nello splendore delle chiese barocche, sta nella Cattedrale che è il simbolo dolente della bellezza e della fragilità della città.

E poi altrettanti luoghi aprono a Caltanissetta, cuore dell’Isola, terra di grano, di miniere, di pietanze antiche, di bellezze inaspettate. Caltanissetta, Qal’atannisah, il “Castello delle donne” degli Arabi che la conquistarono nel IX secolo, poi il feudo normanno, poi ancora il dominio dei Moncada di Paternò che la ebbero come contea per quattrocento anni, dal 1405 fino al 1812, fino all’abolizione della feudalità. Caltanissetta, la “Piccola Atene” degli anni Cinquanta del secolo scorso, quando nel salotto della casa editrice di Salvatore Sciascia sedevano Vittorini, Brancati, Quasimodo. Da vedere abbazie, musei minerari, ville, palazzi nobiliari. E ancora Catania, l’altra capitale, dove si aprono venticinque straordinari tesori, “un ponte importante – chiosa la Anello – tra due città che di solito dialogano poco”.

Trenta saranno i luoghi aperti a Messina, la città eroica, sopravvissuta a invasioni, conquiste, rivolte e terremoti. La città del grande Antonello, la città da cui passò in fuga Caravaggio. Devastata dal sisma del 1908 e rinata spezzata, dolente, ma ancora viva. Da quel cataclisma sono sopravvissuti chiese, ipogei, forti, ville, opere d’arte raccolte nello straordinario Museo regionale. E poi Siracusa, la grande colonia greca bianca di tufo, Siracusa che competeva con Atene, Siracusa patria di Archimede, Siracusa la capitale dell’Impero bizantino, Siracusa distrutta dal terremoto del 1693 e rinata barocca. Qui ci saranno trenta luoghi da scoprire, tra fiumi, papiri, catacombe, dentro e fuori lo splendore candido di Ortigia.

E ancora venti tesori a Trapani, la città del sale, di mura e bastioni, di cupole, mulini e torri che – dalla base del Monte Erice – si estende fino alle acque cristalline del Tirreno e del Mediterraneo. “Una città straordinaria – aggiunge la Anello – che si mostrerà tutta, e da cui ci si potrà imbarcare per raggiungere la Torre della Colombaia, che aprirà eccezionalmente”. E infine il Ragusano, la Svizzera della Sicilia, con il suo barocco sontuoso, i suoi muretti a secco, i suoi campanili, saranno visitabili cinquanta tra chiese, campanili, palazzi, musei tra il capoluogo, Modica e Scicli. Ragusa è un miraggio di luci e di ombre, con la piazza centrale che è un salotto a cielo aperto dove il tempo sembra essersi fermato. E dove si susseguono cortili segreti, dimore aristocratiche, chiese spettacolari, aperti grazie alla collaborazione di un gruppo di giovani aristocratici illuminati.

E perfino a Ibla, l’antico Circolo di conversazione riservato solo agli aristocratici. Modica, che sembra una città partorita da un sogno ardito, con le scale che si inseguono sulle colline e poi scendono giù nei dirupi, rimasta nello spirito un’antica capitale. Perché fino a un secolo fa era la quarta città della Sicilia per numero di abitanti e importanza politica, “Regnum in regno”, capitale della Contea che corrispondeva quasi all’attuale territorio di Ragusa. E poi Scicli, da cui è difficile – una volta arrivati – andare via. Tanto incantata è questa cittadina dove le facciate settecentesche della via Mormino Penna, e più di tutte Palazzo Beneventano, sono – secondo l’Unesco – “un capolavoro del genio creativo umano dell’età tardo-barocca”. Solenne e accogliente insieme, è un inno alla qualità della vita, dove sarà possibile toccare con mano – nel Palazzo municipale – quelli che nella fi sono l’ufficio del commissario Montalbano e la stanza del questore.

A collaborare alla complessa organizzazione sono una decina di giovani professionisti della cultura, laureati in Turismo, in Architettura o in Beni culturali, “due li abbiamo assunti, ed è stato un primo importante traguardo”, dice la Anello. Si tratta di scovare luoghi incredibili, di tessere la rete tra decine e decine di enti pubblici e privati titolari dei beni (Regioni, Comuni, Diocesi, cooperative, associazioni), di coordinare la formazione dei ragazzi in alternanza scuola-lavoro (quest’anno oltre novecento studenti che affiancano i volontari senior), infine – tre, due, uno – si aprono le porte e ci si prepara all’assalto gioioso di cittadini e di turisti. Ormai sono a centinaia gli aficionados che arrivano in Sicilia per il Festival, una famiglia del Texas da tre anni non si perde un’edizione.