Visita guidata nel cuore della città tra archeologia, arte, urbanistica e storia

di Adriana Chirco

Nel 1392 giunse a Palermo l’infante d’Aragona, Martino, appoggiato dalla Chiesa. Con le votazioni passate alla storia come Dieta di Caspe (dalla località spagnola dove si tennero), nel 1412 la Sicilia fu legata definitivamente alla corona Aragonese e iniziò il dominio dei viceré. Durante i secoli XV e XVI fu imposta una revisione amministrativa ed economica del territorio e Palermo si trovò compresa nella sfera culturale del Levante spagnolo. La nuova situazione politica consentì una ripresa dei commerci legati, ora, al vasto mercato delle terre assoggettate al governo spagnolo, e degli scambi culturali con l’occidente europeo.

La città fu amministrata da un Pretore a capo del Senato e fu organizzata secondo nuove norme contenute nelle “Prammatiche”, primo esempio di leggi urbanistiche, che introducevano i criteri di distribuzione viaria per l’organizzazione e la nascita dei nuovi quartieri. Diritte strade ortogonali tagliarono i vecchi rioni medievali, determinando nuovi allineamenti (via Porta di Termini, odierna via Garibaldi, via Vetriera, il piano della Cattedrale aperto sul Cassaro) e lo sviluppo delle piazze dei mercati, rettilinee e allargate.

Un nuovo rapporto con la strada interessava sia le residenze aristocratiche, in cui si aprirono vasti cortili loggiati collegati alle vie pubbliche da ampi androni, sia gli edifici religiosi e civili, dove furono costruite logge d’ingresso che costituirono uno spazio d’uso semipubblico. Le opere di maggior pregio sono attribuite a Matteo Carnalivari, personalità chiave dell’ultimo Quattrocento, progettista e costruttore dei più importanti palazzi cittadini, artefici di un’autonoma rinascenza siciliana, che seppe realizzare dimore per quell’epoca autenticamente moderne, introducendo nuovi elementi formali nell’imperante gusto gotico-catalano (così è definito lo stile importato dal Levante spagnolo, dove perduravano architetture di stile gotico, sebbene meno legato al verticalismo del nord Europa).

Questo stile permane per tutto il primo trentennio del XVI secolo, arricchito da un vasto repertorio di particolari architettonici. L’itinerario comprende edifici realizzati dalla seconda metà del ‘400 ai primi decenni del ‘500 e pertanto include le numerose opere, civili e religiose, in cui è visibile il passaggio dal gusto pienamente gotico-catalano della fine del ‘400 a quello rinascimentale del successivo.

Spesso questi edifici mantengono particolari architettonici della tradizione costruttiva locale, come la colonna angolare, presente in molti palazzi dell’epoca. Questo primo itinerario si riferisce agli edifici presenti lungo l’asse principale della città, via Vittorio Emanuele, e nei dintorni di piazza Marina.

PORTICO MERIDIONALE DELLA CATTEDRALE
La loggia coperta da volte a crociera fu completata nel La colonna di sinistra recuperata dalla precedente moschea reca un’iscrizione islamica

PALAZZO ARCIVESCOVILE
Costruito nel sul nuovo piano della Cattedrale ha paramenti murari in conci squadrati magnifica trifora colonna angolare e portale con lo stemma del vescovo Simone Bologna

PALAZZO DELLE AQUILE
È il monumento civico più rappresentativo della città costruito da Pietro Speciale pretore nel In origine era dotato di una torre merlata Fu ampliato con l’aggiunta di strutture sul lato settentrionale nel quando fu aperta piazza Pretoria

CHIESA DI SANTA MARIA DI PORTOSALVO
Costruita dal 1526 su progetto  di  Antonello  Gagini;  nel  1581  per  il  prolungamento  del Cassaro fu demolita l’abside. Il fronte fu risolto con un  tratto  di  muro  obliquo. L’orientamento è cambiato due  volte. Contiene  importanti  opere cinquecentesche.

CHIESA DI SANTA MARIA DELLA CATENA
Fu edificata alla fine del ‘400 su un leggero terrapieno del porto dove era la macchina per la catena  che lo chiudeva. È preceduta da un’elegante loggia  con cimasa a traforo, che costituì modello per altre  chiese. La chiesa, attribuita a Matteo Carnalivari, fu  decorata con stucchi barocchi nel XVIII secolo, eliminati dai restauri del dopoguerra.

PIAZZA MARINA
Resti di edifici quattrocenteschi  si trovano nel neogotico palazzo  Galletti di San Cataldo che ingloba Palazzo Fimia (XV-XVI secolo)  e Palazzo Maglia.  In vicolo Palagonia si trova un portale rinascimentale in marmo e alcune finestre  con  cornici  in  marmo  intagliato. L’atrio conserva volte  a crociera e una finestra retta cinquecentesca, Palazzo Rostagni  San Ferdinando ingloba l’antica  Torre di Rombao, edificio del XV  secolo.

GANCIA DEI FRANCESCANI
Fu costruita dal 1945 con donazioni di Guglielmo Ajutamicristo,  come  “gancia”  del  convento  di  Santa Maria di Gesù dei Padri Os-servanti Riformati di San Francesco. Dedicata a Santa Maria degli  Angeli, la grande chiesa, a unica  amplissima navata con sedici cappelle laterali, era ancora in costruzione nel 1548.

PALAZZO ABATELLIS
Fu la dimora  di  Francesco  Patella, o Abatellis, maestro portolano del  regno e tre volte pretore della città è sede della Galleria regionale. Iniziato tra il 1477 e il 1490,  fu proseguito dal 1945  dall’architetto  Matteo  Carnalivari. Nel  1527 l’edificio fu trasformato in  convento benedettino. Nel dopoguerra fu decisa la sistemazione a museo, con l’allestimento  museografico di Carlo Scarpa.