Artisti, grandi manager, scrittori, designer e gente comune, tutti uniti dalla stessa passione: comprare casa in Sicilia. E cambiare vita

di  Federica Certa

Quando Victor Patino – un curriculum scintillante come manager di grandi griffe, Gucci, Prada, Vuitton e una carta d’identità da cittadino del mondo – ha detto alle sue amiche che avrebbe comprato casa a Palermo, le due non gli hanno neanche concesso il beneficio del dubbio. Erano a cena dai mar- chesi Bellingeri a Palazzo Mazzarino e Patino aveva già capito che la città dei vicoli, dei mercati storici, del mare e dei chiaroscuri prepotenti sarebbe diventata il suo “posto delle fragole”.

“Sono figlio di una brasiliana-tedesca e di un boliviano-spagnolo – racconta snocciolando le sue complicatissime origini – ho casa a Parigi e a Rio, ho vissuto dieci anni a Firenze, ma in nessun posto mi sono sentito bene come a Palermo. Qui la gente è tollerante, tenera, generosa, in un’epoca in cui in Europa è tutto così difficile”. La Sicilia vive una nuova colonizzazione felice, con tanti stranieri e italiani che l’hanno scelta come domicilio d’elezione, dal capoluogo a Ragusa, dalle Madonie a Sambuca.

Un contatto, un amico in comune, un architetto che frequenta i giri che contano, alla fine i palermitani d’adozione si conoscono un po’ tutti. Sei mesi l’anno, fra continue andate e ritorni, Patino abita in un apparta- mento affrescato di trecento metri quadrati su due piani affacciato su piazza Magione, comprato nel 2015 e trasformato nel suo buen retiro, in un angolo di Mediterraneo che è insieme centro e periferia, borgo e capitale, piedi per terra e fantasia. “Ho deciso e ho fatto tutto in otto mesi. Le mie amiche si sono dovute ricredere.

Ha trovato un posto speciale per vivere, pensare, immaginare Nathalie Hambro, artista, curatrice e autrice francese, nipote di banchieri inglesi, che è arrivata nel capoluogo per una brevissima vacanza e in un attimo è rimasta vittima della sindrome di Stendhal. “Ho abitato a Londra e New York – ricorda – girato il mondo, ma Palermo è diversa. La luce ha una natura particolare, le comunità si integrano, ci sono tanti tesori nascosti”. A Palazzo Resuttano, tra via Lungarini e via Merlo, si è ritagliata una casa e un ate- lier, senza barriere, senza cesure.

“Qui lavoro, cucino i dolci che amo tanto, invito gli amici. Tutto frutto del caso, perché dopo aver abitato al Capo e aver battuto la città a piedi per mesi in cerca della casa ideale, questo posto l’ho trovato per pura coincidenza, da sola. Adesso sto lavorando a un nuovo progetto artistico per ‘Palermo capitale della cultura’, che diventerà anche un progetto sociale. E questa città è fonte di ispirazione continua”. Daniel Kenyon, scrittore anglo-irlandese, ha scelto Palermo e i colori di Bal- larò per coltivare le sue storie; la principessa romana Alessandra Borghese, scrittrice e giornalista, esperta conoscitrice delle regole del bon ton e di emi- nenze vaticane, ha scelto Casa Professa.

Marco Russotto e Lorenzo Calamia potevano andare praticamente ovunque. Il primo, nato a Gela, stilista per Max Mara e per l’alta moda romana con Peter Lagner, aveva per le mani una collaborazione con Oscar de la Renta a New York. Il secondo, di Mazara del Vallo, architetto e curatore d’arte, Erasmus a Barcellona e lunghi soggiorni a Roma e Berlino, nella capitale aveva collaborato con la fondazione “Volume!”, Carla Accardi e Mimmo Paladino.

Ma da tre anni a Palermo, dietro piazza San Domenico – in un appartamento di 180 metri quadri dove spostano continuamente i mobili e abitano come funamboli – hanno afferrato uno spicchio di mondo. “I siciliani devono girare, viaggiare, conoscere – assicura Marco, che in città si è rein- ventato sarto con il marchio Mr, mister, il suo soprannome – ma a un certo punto bisogna fermarsi. Io avevo perso il lavoro perché non avevo voluto seguire l’azienda a Milano. Ho fatto una scelta coraggiosa, ho rischiato tutto, ma oggi non tornerei mai indietro. La mia vita è cambiata grazie a Palermo, una città dove ancora la bellezza costa poco”.

È soprattutto l’interesse per l’arte contemporanea, alimentato da “Mani- festa12”, ad aprire le porte dei palazzi nobiliari rimasti a lungo sigillate, a portare a Palermo un vento rigenerante di curiosità, sul piano culturale ed economico. Così, in via Bandiera, ha riaperto Palazzo Oneto Sperlinga, l’unico di epoca barocca fruibile al pubblico, grazie al proprietario Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, collezionista calabrese da tanti anni presente in città. “Palermo è stata una grande capitale – spiega Bilotti – la sua qualità è ancora molto alta e molti collezionisti stanno cercando spazi nelle dimore storiche per le loro opere d’arte. Dispiace constatare, però, che per lentezze burocratiche e amministrative altri investimenti di valore non si sono potuti realizzare”.

Tom York e Alberto Milazzo York sono due apolidi. Tanti anni a Londra, quartiere di Ewell, con i canali e i fiumi che ispiravano i pittori pre-raffaelliti, ventitrè a Milano, a nord di piazzale Loreto. Poi, un anno fa, la scelta di comprare casa a Palermo, che loro chiamano “casa Milork”, ottanta metri quadrati in una palazzina di edilizia popolare liberty a un passo da San Giovani degli Eremiti, con le cupole del centro storico e un pezzetto di mare che baluginano dal balcone. “Tre mesi di sole? Un lusso inaspettato – scherza Tom, giornalista e social media manager – proprio un altro mondo”. “Ho portato qui Tom tante volte – ricorda Alberto, traduttore e scrittore per Mondadori e non solo – si è innamorato di piazza Pretoria, è voluto tornare, ormai passiamo in città molti mesi l’anno”. Vivono in un angolo intimo e colorato, sete indiane, tende turche, quadri di artisti contemporanei, lam- pade Hollywoood Regency e un grande tavolo degli anni ’40 dove pranzare e scrivere, pareti di un brillante verde scuro per far germogliare le parole, cementine d’epoca come intarsi nel pavimento. “Cos’è Palermo per me? – chiosa Tom – Un triplo salto carpiato”.

Ana Vincze è una manager ungherese, Massimo Ferrigno un medico di ori- gine siciliana che vive negli Emirati Arabi, Romain Camilleri, imprenditore francese. In comune hanno la folgorazione Gangi. A dare corpo, mura e tetti ai loro desideri è stato Alessandro Cilibrasi, agente immobiliare e con- sulente del Comune per la campagna di promozione delle case del centro storico spopolato, in vendita a 1 euro. “In realtà la mia è costata un po’ di più – sorride Camilleri, moglie, tre figli e domicilio a Massy, 41mila anime a una ventina di chilometri da Parigi – perché cercavo qualcosa di molto pre ciso: un panorama mozzafi Sono stato qui cinque volte prima di individuare l’immobile giusto, e ho trovato la vista che volevo da una finestra in cuci- na, da cui, quando fa bel tempo, si arriva a vedere l’Etna”.

La nonna Maria Elena, nata a Pantelleria, gli ha insegnato ad amare la Sicilia con le parole e i ricordi. “Facciamo molte gite, i miei bambini vanno in bicicletta, giocano a calcio, fanno scorpacciate di gelato. A me piace semplicemente starmene seduto a un tavolino del bar di piazza del Popolo, prendere un caffè e assaggiare un cannolo siciliano. O entrare nella chiesa Madre e raccogliermi in preghiera, da solo, per dieci minuti”.

James Higginson, film-maker, pittore, fotografo, nato a Pittsburgh, un quarto di secolo nell’industria

della tv e della pubblicità a Hollywood, poi un salto oltre l’oceano per trasferirsi a Berlino, dice divertito: “È Gangi che ha scelto me”. Cercava un approdo nel sud Italia ed è rimasto fulminato dal borgo “maestosamente adagiato sul fianco della montagna, con un paesaggio meraviglioso avvolto nella luce del tardo pomeriggio”. Ha comprato e ristrutturato una casa in pietra in un vicolo “largo due muli”, diventata studio e abitazione, dove antico e moderno flirtano in pozzi di colore, dal blu scuro al verde al giallo. “Cosa mi piace di più della Sicilia? Le sue tante anime, così diverse tra loro che scoprirne storia e cultura è sempre un’avventura. E Gangi, così tranquilla e piena di pace, con le notti dall’aria fresca e pulita e la gente così accogliente”.

Che l’isola sia diventata come miele per le api lo testimonia anche l’instan- cabile Damiano Gallo, nato a Floridia, trapiantato a Milano, immobiliarista dei vip – tra cui Chiara Ferragni e Fedez – e ideatore del format televisivo Il mattone è bello, dedicato alle case dei ricchi, belli e famosi. “Si stanno accorgendo della Sicilia? Era ora – scherza Gallo – A Noto non ci sono più immobili di prestigio in vendita. È tutto esaurito. E a Scicli, che da qualche anno è stata presa di mira dagli imprenditori milanesi, si possono ancora fare ottimi investimenti e operazioni speculative, comprando interi palazzetti storici, parliamo di 700 metri quadrati complessivi, a 200-250mila euro”. Il boom immobiliare che fino a sette, otto anni fa aveva travolto i luoghi di Montalbano, da Ragusa Ibla a Punta Secca, si è dunque spostato a sud, verso Capo Passero. Ma Gallo ha già in mente la prossima destinazione à la page da lanciare nell’isola del tesoro: “Sono da poco assessore al Patrimonio del Comune di Piazza Armerina. E sono sicuro che in poco tempo anche qui verrà gente dall’Italia e dall’estero per acquistare casa. Perché non abbiamo niente Roberto Bilotti  Ruggi d’Aragona. da invidiare alle mete più get- tonate”.

Investimenti, immobili che si moltiplicano come in una para- bola biblica. Questione di fiuto. Come quello, indiscusso, del milanese Cesare Setmani, che dalle brume meneghine si è trasferito a Ortigia 35 anni fa, ha acquistato palazzi e palazzetti ai quattro punti cardinali e oggi vive in una splendida casa di 500 metri quadrati sul lungomare. Il traduttore e docente svizzero Christoph Ferber, vincitore nel 2016 del “Paul Scheer Beard Award” per le sue traduzioni da Eugenio Montale, ha casa a Ragusa Ibla, dove tra- scorre tutto l’inverno;

Erlend Øye, il frontman dai capelli rossi dei Kings of convenience, dalla Norvegia si è trasferito a Ortigia, dove ha messo in cantiere nuovi progetti, girato videoclip e partecipato a festival musicali, in perfetta sintonia con il “mood” dell’antica, giovane Siracusa. “Nella nostra provincia sono le eccellenze del territorio a dare linfa al mercato immobiliare – spiega l’agente Giovanni Gulino – L’olio, il carrubbo, il vino docg, unico caso nel sud Italia con il Cerasuolo di Vittoria”. Il pianista e compositore

Salvatore Moltisanti, ragusano di stanza a New York, ha comprato una tenuta per il turismo rurale nella cosiddetta “fascia del carubbo”, due designer svizzeri, con l’ossessione della privacy degna dei servizi segreti, hanno acquistato una casa nell’antico quartiere ebraico di Modica, e hanno ricavato nella grotta originale il bagno e una sauna, con grande spiegamento di effetti scenografici.

Edoardo Scotti, figlio di Jerry, si è dato alla produzione dell’olio dop, e con alcuni amici ha messo su una costellazione di piccoli casali. “E poi – continua Gulino – c’è Marina di Ragusa, con ville e villette affacciate sul mare e molto ambite”.

sua abitazione in un vicolo del centro, comprata nel 2011 e ristrutturata in quattro anni, organizza le “Conversazioni saracene”, aperte alla città con un carnet di ospiti internazionali; offre la cena ai sambucesi, incontra amici e vicini di casa.

“Sono venuta in Sicilia per il mio libro su filosofia e vino – ricorda – Non conoscevo quasi per niente l’isola, ma ho trovato una grande qualità umana, calore, un posto con molta personalità. Il silenzio ideale per scrivere, l’em- patia della gente del posto che non si è mai mostrata sospettosa nei miei confronti mi hanno dato una sensazione di benessere e ottimismo. Sambuca è un paese di emigrazione, e anche io in fondo mi sento un emigrante”. Walder, amante del giardinaggio e della caponata siciliana, scrive di botanica sullo storico giornale La Voce di Sambuca, “goletta” corsara con cinquant’anni di pubblicazioni alle spalle, e ha comprato dal Comune un terreno di fronte la Chiesa madre, aperto al pubblico. “Quattro anni fa ho acquistato due piccole case nel centro storico e le ho ristrutturate per ricavarne una più grande, con sei stanze su tre piani – racconta -. Un amico conosciuto in Svizzera mi aveva parlato del suo paese originario, Sambuca, come di un luogo meraviglioso. E quando sono arrivato ho avuto la conferma. Vengo qui una settimana al mese, ma non escludo che potrei trasferirmi in pianta stabile”.

“La cifra peculiare di questa koinè che vive a Sambuca e nasce da conoscenze incrociate, amici che hanno portato amici che hanno portato altri amici – dice Costanza Amodeo, giornalista e imprenditrice trapiantata a Roma, presidente del cda del teatro comunale – è proprio il valore delle relazioni personali. Senza di loro gli stranieri qui sarebbero marziani, e invece la loro presenza aiuta a smussare le spigolosità dei siciliani. Le cose migliori vengono dal meticciato”.

“Sono stato un uomo fortunato – scherza ma non troppo l’avvocato milanese Piero Russi -. L’ospitalità, il cibo meraviglioso, la ricchezza delle piccole grandi cose, in nessun luogo d’Italia ho trovato lo stesso fascino”. La sua casa, acquistata nel 2006, è un gioco di archi, pavimenti in tufo e una grande terrazza ricoperta da ceramiche a pois azzurri. “La prima volta sono arrivato nell’89 in vacanza per tre giorni, durante un tour della Sicilia. C’era un solo hotel, oggi purtroppo diroccato, Sambuca era tutta salite e discese, ma grazie all’ospitalità e alla compagnia di persone straordinarie ho avuto il privilegio di conoscere il meglio della Sicilia”. Hanno casa a Menfi l’imprenditore del turismo, Luciano Adami, Antonello Perricone, manager di grande successo, Cesare Settepassi, storico gioielliere fiorentino già alla guida di Tiffany Italia, il vignaio Oddone Balbo conte di Vinadio, il docente di letteratura inglese e scrittore Attilio Carapezza, il manager ex ad di Impregilo, Massimo Ferrari, che nel 2012 ha ristrutturato

“I cipressi”, tra campagna e mare, e torna in ogni stagione dell’anno per fare lunghe escursioni da un capo all’altro dell’isola. E ancora, Paolo Panerai, editore di Class Editori, che ha una villa ristrutturata dall’architetto Fabio Albanese con, accanto, uno straordinario vigneto che scende fino alla battigia. “Ho scoperto Menfi dieci anni fa – racconta Perricone – grazie all’architetto Agnello e a Diego Planeta, che mi ha mostrato una realtà umana e impren- ditoriale che raramente si incontrano”. Una magnifica piscina, colori naturali e un lungo tavolo che invita alle cene conviviali, nella sua villa di Menfi, Perricone si concede i piccoli lussi quotidiani che la routine al cardiopalma dei milanesi di successo non ammette: “Leggo, faccio la spesa, parlo con la gente in piazza. Ma la giornata comincia sempre con il rito del caffè seduto sui gradini del bar”.

È di casa anche Paco Silva, nato a Siviglia ma da mezzo secolo residente a San Gallo, in Svizzera, progettista e designer della plastica: “La prima volta ho visitato Menfi 38 anni fa con mia moglie Micaela. Quando sono in Sicilia mi dedico alle mie passioni, la fotografia, il giardinaggio, la bicicletta. E amo cenare con gli amici conosciuti qui o bere un Cuba Libre fatto a regola d’arte”. Silva ha voluto celebrare il paesaggio di Menfi con una villa, disegnata dallo studio di Riccardo e Angelica Agnello. Una candida oasi futurista tra vigneti e ulivi. Con una particolarità, una “stanza del tramonto” dove spiare il sole che si bagna nel mare, sotto un cielo piatto, infinito, che quasi preannuncia una frontiera.