Parola del palermitano Antonio Licata di Baucina, organizzatore di eventi in tutto il mondo. Dal suo osservatorio di Londra vede i cambiamenti dell’isola. Ma dice: “In Sicilia il rapporto tra prezzi e qualità è vantaggioso, ma ci sono ancora alcuni freni agli investimenti”

di Antonio Schembri

L’impennata del turismo in Sicilia? I numeri indicano un’espansione superiore ai record fatti segnare nel 2014. “Ma oggi sbaglia chi sostiene che questo risul- tato rappresenti solo l’opportunità generata dal crollo di presenze in quei Paesi del Mediterraneo alle prese con situazioni geopolitiche complicate. Se la nostra regione e il suo capoluogo fanno registrare aumenti considerevoli di turisti è invece perché un cambio di rotta, finché c’è stato”.

Parola di Antonio Licata di Baucina, globetrotter con il titolo di principe (i suoi genitori sono Biagio Licata di Baucina e Signoretta Alliata di Pietratagliata, eredi diretti del Palazzo Termine meglio conosciuto come Palazzo Alliata, splendido edifi quattrocentesco sulla via Bandiera, nel cuore antico di Palermo, metafora di almeno quattro secoli della storia artistica del capoluogo siciliano). Ma soprattutto organizzatore internazionale di eventi con la Lanza & Baucina, società lanciata a Londra insieme con i cugini piemontesi Riccardo e Aleramo Lanza.

Una limited specialista nella creazione e gestione di eventi globali, dai matrimoni reali a qualsiasi celebrazione superesclusiva in luoghi straordinari, purché con modalità off limits. Cioè all’insegna della discrezione assoluta. Un’offerta che, tanto per esemplifi ha portato questo management di sangue blu a produrre serate all’interno del Colosseo, nelle principali gallerie di palazzi romani e nelle più auguste residenze palermitane, passando per visite riservate agli Uffici o alla Basilica di San Marco: senza altri visitatori che i facoltosissimi committenti.

“Non solo personaggi famosi – specifica Licata di Baucina – ma anche famiglie di industriali o banchieri internazionali”. Sempre da Londra, naturalmente, dove la Lanza & Baucina ha sede in una ex scuola restaurata di Battersea, località trendy della parte sud del Tamigi. Ma per Antonio Licata di Baucina il link con la sua città d’origine rimane sempre vivo. Anzi, oltre a tornare nel palazzo di famiglia alcune volte all’anno, osservare Palermo dalla capitale britannica “mi dà la possibilità di constatare i limiti che la città è riuscita a superare e i cambiamenti che ha fatto”.

Com’è, allora, la Sicilia vista da fuori, oggi?
“Un complesso insieme di realtà in via di miglioramento, specialmente sotto il profi della valorizzazione turistica. C’è ancora moltissimo da fare, ma la sensa- zione è che si possa continuare su basi solide questo percorso di crescita quali- tativa, di cui la pedonalizzazione degli assi viari più antichi nelle principali città siciliane rappresenta un avvio importante. Occorre insistere sul miglioramento della viabilità e dei trasporti, fronti tradizionalmente in crisi”.

Operazione complessa quella del risanamento del tessuto urbano nei centri storici.
“Senz’altro, ma nel giro di pochi anni a Palermo l’area che va dal Teatro Massimo a piazza San Domenico si è trasformata ed ormai costellata da locali di ritrovo e da bed & breakfast che si riempiono di clienti stranieri. Così come è vero che tante aree limitrofe non riescono ancora a crescere. La Vucciria, per esempio, che immagino come un futuro ‘albergo diffuso’, con edifi restaurati e botteghe che riaprono nella cornice unica del suo mercato”.

La Sicilia ha potenzialità in più rispetto ad altre regioni italiane ed europee?
“È innegabile che costituisca uno scenario in cui il rapporto tra prezzi e qualità è ancora vantaggioso. Si pensi al mercato immobiliare nelle nostre città più belle, dove i prezzi sono davvero bassi. Se molti potenziali investitori rinunciano ad acquistare un immobile per metterlo a reddito nel settore extraalberghiero è perché non ci sono ancora regole chiare per la disciplina di esercizi come i bed&breakfast e le case vacanza. In questo caso Palermo, come tante altre città d’arte siciliane che potrebbero vivere solo di turismo, oltre alla mancanza di adeguate agevolazioni, scontano un vuoto normativo nazionale”.

Qual è a suo avviso la zona della Sicilia con le maggiori possibilità di sviluppo sul fronte del turismo di qualità e su quello degli eventi?
“L’intera costiera occidentale, con le spiagge e l’entroterra della provincia di Agrigento. A Sciacca la struttura del Verdura Resort di Rocco Forte attira molti turisti. Il territorio di Licata ha spiagge meravigliose. Su questo versante abbiamo organizzato eventi al Castello di Falconara, a Butera in provincia di Caltanissetta, uno dei più begli esempi di maniero affacciato sul mare. E in alcune abbazie, peraltro presenti in larga parte del territorio siciliano. Tra le più belle quelle di Santa Maria del Bosco, a Contessa Entellina, nell’entroterra tra le province di Agrigento e Palermo. Dal canto loro, località di tradizionale prestigio, come Taormina, si confermano per la clientela internazionale come cornici ideali di svariati eventi privati”.

A che punto è il livello di fruibilità dei beni culturali siciliani?
“Al confronto con qualche anno fa, è migliorato anche questo. Ma ci sono ancora molti gap da colmare. Le amministrazioni devono puntare con maggiore convin- zione sui propri centri storici, che sono ricchezze enormi. Siracusa con Ortigia, Ragusa con Ibla e i tanti centri barocchi della provincia, Trapani con le antiche vie nel suo centro cosiddetto ‘tra due mari’, sono tutte realtà rinate grazie alla valorizzazione dei propri antichi cuori urbani. Ma gli esempi di situazioni ancora bloccate restano numerosi, per tante cause: dalla cronica inefficienza dei trasporti al fatto che molti luoghi non vengono resi attrattivi mediante eventi culturali. Nelle città più grandi poi inutile negare che il problema della irregolare raccolta e smaltimento dei rifiuti incide negativamente. Investire risorse nei centri storici comporta sacrifici e tanta pazienza da parte dei cittadini che li abitano. Ma solo così si producono risultati. Non con i colpi di fortuna che arrivano da situazioni esterne. La fortuna non esiste”.