Approvato il piano regolatore del porto, la città si prepara a rivedere tutta la fascia costiera finora inaccessibile. Ecco i nuovi progetti che cambieranno chilometri di litorale

di Guido Fiorito

Ventisei chilometri di costa da Sferracavallo fino ad Acqua dei Corsari eppure il contatto tra i palermitani e il mare è discontinuo e in gran parte difficile. “C’è in mezzo un muro di Berlino”, disse otto anni fa Matilde Incorpora, autrice con il regista Ruggero Di Maggio del progetto documentario Mare negato. Mare negato, mare desiderato: come racconta il successo della riqualificazione della Cala e del Foro Italico, le tante iniziative, i progetti e gli stimoli di comitati e associazioni. Adesso molto si muove dentro l’area portuale e cresce la richiesta di recuperare la cosiddetta Costa Sud, dalla foce dell’Oreto in poi, che, a ben guardare le cartine, andrebbe chiamata Costa Est, o almeno Sud-Est. Ovvero l’ultima possibilità di cambiare volto alla città.

Altre metropoli mediterranee ci sono riuscite. Barcellona è stata chiusa al mare fino al 1992, l’anno delle Olimpiadi, quando ha costruito il suo waterfront, abbattendo case fatiscenti, recuperando chilometri di spiaggia, con l’inserimento di architetture ipermoderne. Lo stesso ha fatto Marsiglia dal 1995 fino al 2013 quando è diventata Capitale europea della cultura. Dopo trent’anni di immobilismo, è stata rivoluzionata una zona di quasi cinquecento ettari, un progetto legato allo spostamento del porto vecchio e alla riqualificazione delle aree affacciate sull’acqua. Uno dei nuovi simboli è il Museo delle Civiltà d’Europa e del Mediterraneo di Rudy Ricciotti dove si cammina su passerelle tra cielo e mare, fino a raggiungere in modo aereo, a venti metri d’altezza, il forte Saint Jean.

L’approvazione del piano regolatore del porto di Palermo dà il via libera a una rivoluzione che prevede la realizzazione di due nuovi terminal per i passeggeri delle navi sul molo Piave e per i crocieristi sul molo Sammuzzo. Il piano ha impiegato dieci anni per vincere le paludi burocratiche grazie a una corsa di pochi mesi. “È stato un miracolo – dice Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale -. Stavolta tutti hanno capito l’importanza e le conseguenze di una perdita di ottanta milioni di fi. Il concorso d’idee per la progettazione dei nuovi terminal è stato vinto dallo Studio Valle 3.0. Uno dei punti richiesti era di mettere in contatto porto e città, oggi separati da robuste recinzioni. “L’idea – spiega l’architetto Silvano Valle – è di far vivere ai cittadini il porto attraverso delle scalinate in via Crispi che portano a terrazze con giardini, alte da sei a nove metri, da cui si può vedere tutto il porto. Si arriva fino al limite dei controlli di sicurezza che sono spostati in alto”.

Dall’altra parte, i passeggeri, scesi dalle navi, seguiranno un percorso obbligato, come succede nel porto di Barcellona, con due passerelle aeree, una dal terminal roro e una da quello per le crociere, che li porteranno a uscire nell’interfaccia. Grazie al nuovo prg, al porto hanno già iniziato le prime demolizioni. Tempi? “Inizieremo dal terminal roro su 25 mila metri quadrati al molo Sammuzzo – dice Pasqualino Monti -. Serviranno 6-8 mesi per il progetto esecutivo e poi si passerà all’appalto. Per il primo terminal serviranno almeno altri due anni.

I terminal saranno dati in concessioni a privati. In attesa di completare il primo terminal penso a uno stralcio per iniziare a costruire parte della terrazza attorno a via Emerico Amari, in modo che i palermitani possano iniziare a vedere come sarà il futuro”. Quest’anno i crocieristi in transito a Palermo supereranno il mezzo milione, con una crescita del 23 per cento. L’ipotesi è di coinvolgere i principali gruppi mondiali di crociere in modo che finanzino parte dei lavori in cambio di una concessione a lungo termine. “È un momento fertile per mettere a sistema iniziative e volontà. Il nuovo varco per i croceristi è a ridosso del parco archeologico del Castello a mare che sarà valorizzato. In modo che i turisti escano già nel cuore della Palermo più antica.

I nuovi terminal possono anche dare nuovo impulso all’architettura contemporanea in città”, dice il professor Maurizio Carta, urbanista e presidente della scuola Politecnica dell’Università di Palermo, tra gli ispiratori del piano regolatore portuale sin dai suoi lavori sul waterfront esposti nel 2005 alla Biennale di architettura di Venezia. Carta lo definisce  un “porto liquido per una città liquida”. Qualche chilometro più in là, sono imminenti (la gara di appalto è chiusa) i lavori per la riqualificazione del porticciolo di Sant’Erasmo, secondo il progetto dell’architetto Sebastiano Provenzano, lo stesso (in quel caso con Giulia Argiroffi che ha realizzato il nuovo waterfront della Cala. L’obiettivo è di pedonalizzate il porticciolo, oggi circondato da degrado, restaurando tratti di antico basolato, con nuova pavimentazione e arredo urbano. Sarà demolito un edificio  anni Cinquanta e sostituito con un edificio polifunzionale. Previsti due chioschi. Il porto non sarà modificato. Costo cinque milioni, durata dei lavori un anno.

Ma è importante intervenire oltre Sant’Erasmo, ovvero in quello che il sindaco Orlando definì il territorio dell’ultra Oreto. Sette chilometri di costa degradati. Tantissimi palermitani hanno votato il fi come luogo del cuore nell’annuale censimento del Fai, chiedendone la bonifica Il presente è ancora divieti di balneazione e degrado, con tendopoli improvvisate. Se avanzi verso il mare non puoi dimenticare che metti i piedi sul sacco di Palermo: la terra scavata e i materiali avanzati per costruire i palazzoni di cemento dell’espansione edilizia dagli anni Cinquanta in poi vennero riversati su questa zona di costa, allo Sperone come ad Acqua dei Corsari, seppellendo il litorale e mutando il paesaggio.

Eppure i progetti non mancano. Sin dal 1991, quando l’architetto Pasquale Culotta coordinò uno studio sui “nove approdi” della costa palermitana. L’ultimo lo ha prodotto l’Eurispes che ha proposto di destinare questo tratto di costa a un porto hub per navi containers, offrendo numeri record su occupazione e sviluppo ma suscitando anche una pioggia di polemiche. “Abbiamo calcolato – dice l’ingegner Giovan Battista Rubino, autore del progetto – che sulla rotta da Suez a Gibilterra, Palermo è il porto situato nel punto ottimale. La bonifica della costa oltre l’Oreto ha costi alti, oltre settecento milioni di euro che sarebbero assorbiti nel costo totale del porto. Il porto hub sorgerebbe su una piattaforma a trecento metri dalla riva, mimetizzata dal verde di una collinetta”.

Altri progetti sono più smart, come quello presentato un anno fa dall’associazione Balad (firmato dagli architetti Provenzano, Alesi, Calì, Cusumano e Garretto) dal nome “Mai più Bandita” che prevede nella borgata una spazio ludico, con tante attività sportive (golf, calcio, beach volley, windsurf, tennis), spiagge attrezzate e una ruota panoramica come quella di Londra, con una vista unica sul golfo di Palermo. Ma c’è anche chi vedrebbe nella stessa Bandita un acquario da dieci milioni di euro.