A quattro mesi dall’inaugurazione e dopo tante polemiche, la biennale sembra avere vinto la sua sfida: 15mila biglietti venduti, 1200 accrediti della stampa internazionale, tutto esaurito negli alberghi. E una certezza: più che le esposizioni, la protagonista è stata Palermo

di Paola Nicita

Un primo bilancio per Manifesta 12, nel mezzo del cammino della Biennale nomade: trascorsi quattro mesi, e in attesa della chiusura prevista per il 4 novembre, quali sono stati fino a ora i punti di forza e quelli di debolezza? Quali le opere, i luoghi e gli artisti che si sono distinti e si sono fatti conoscere dal grande pubblico? E quali i numeri di questa prima parte di Manifesta12? Intanto è certo che le mostre e l’inaugurazione palermitana hanno attratto moltissime persone, e questo è stato sotto gli occhi di tutti: abbiamo visto sciamare per le strade della città tanti turisti, molti dei quali con la borsetta di Manifesta sotto il braccio o fermi a un angolo della strada a far volteggiare la mappa dei luoghi – di carta, all’antica- da direzionare come indicazione per i propri passi, e per cercare di comprendere i nord e i sud della città, in tutti i sensi.

Ma, occorre dirlo, la regina assoluta è stata proprio la città: tutti innamorati di Palermo, pronta a squadernare il suo bagaglio di contraddizioni che per una visita lampo costituiscono un quid misterioso, ineffabile e seducente cui è difficile resistere. Che spesso fa scordare anche tutto quello che non va, in una proiezione ottimista e di fascinazione che ha stregato – dopo Dolce&Gabbana, per dirne uno in ordine di tempo e di importanza – un marchio della haute couture come Yves Saint Laurent, che ha realizzato in città la sua nuova campagna pubblicitaria, dal titolo “Palermo Summer Night”, prossimanente sulle riviste di tutto il mondo.

Questo e altri fatti non sono altro che un effetto domino delle luci sulla città che si sono accese a livello internazionale: un’attenzione che è in realtà frutto di una singolare combinazione: ovvero Manifesta; la situazione politica attuale in Italia, su cui, da parte del Comune di Palermo c’è stato uno schierarsi per l’accoglienza senza tentennamenti; la città in quanto tale, sfavillante di palazzi affrescati e ombrosa di decadimenti.

Da questo mix è nata un’attenzione eccezionale, che ha fatto sì che, solo per l’inaugurazione, Manifesta 12 ricevesse ben quattromila richieste di accredito, e di queste milleduecento dalla stampa internazionale; cin- quemila le persone stimate per l’inaugurazione aperta al pubblico a piazza Magione, quartier generale della biennale, duemila alla festa al Nautoscopio. Gli incassi fino a ora realizzati ammontano a circa 180 mila euro, quindicimila i biglietti venduti. Nella settimana dell’opening, la città ha fatto registrare il tutto esaurito, non c’era più né un posto letto né un biglietto aereo. Sul podio dei luoghi più visitati spicca Palazzo Butera, che all’ultimo piano ospita una sezione delle mostre principali, ma è anche visitabile a cantiere aperto, per scoprire i lavori in corso che i collezionisti Massimo e Francesca Valsecchi stanno dedicando a questa loro nuova casa, scegliendo di venire a vivere a Palermo.

Dopo Palazzo Butera, seguono l’Orto Botanico (d’altronde il tema scelto dalla Biennale è “Il giardino planetario – Coltivare la coesistenza”) e ancora Palazzo Ajutamicristo e Palazzo Costantino. Turisti appassionati anche alle visite “fuori porta”, come quelle a Pizzo Sella e allo Zen: per questi luoghi sono stati organizzati dei taxi che partono dal Teatro Garibaldi, sede di Ma- nifesta12, e propongono viste guidate, pagando un supplemento al biglietto. Alcuni luoghi sono stati anche una scoperta per i palermitani: è il caso della grande sala con le capriate in legno dell’Archivio di Stato, di fi o alla Gancia, che il duo di artisti Masbedo ha scelto per allestire il loro video – uno dei lavori più apprezzati, oggi concluso – un colpo d’occhio che metteva insieme polverosi faldoni scoloriti del Cinquecento e un grande videowall che chiudeva la fuga dello sguardo, in fondo alla sala.

Visibili grazie a Manifesta anche Palazzo Forcella de Seta, una parte inedita di Palazzo Ajutamicristo, alcuni oratori, per poi perdersi tra i settanta luoghi sparsi in tutta la città, che ospitano gli eventi collaterali. Riaperta, dopo dodici anni, l’Arena Sirenetta di Mondello, recuperata proprio grazie alle proiezioni che saranno attive fino al 9 settembre. Roberto Albergoni, project manager di Manifesta, dice: “Piazza Magione, per l’inaugurazione, ha superato ogni più rosea aspettativa, e ancora adesso si respira un’aria diversa, il teatro è pieno, i negozianti della zona sono contenti. Certo, la mostra è grande e frammentata, e capisco che il pubblico abbia necessità di un po’ di tempo per coglierne il messaggio complessivo”.

Rimane il grande tema: cosa ne sarà di tutto questo dopo Manifesta? Perché se è vero che alcuni artisti sono stati coinvolti, non sono mancate le proteste. E sono stati premiati gli artisti palermitani che si sono rimboccati le maniche e si sono dati da fare, senza aspettare nulla: i murales dell’Albergheria ne sono un esempio importante.“Molta gente che è arriva a Palermo in occasione di Manifesta – pro- segue Albergoni – vuole tornare e realizzare nuove iniziative, dopo Manifesta. È il caso di una studentessa della Doha University che sta lavorando in tal senso, o di altre persone che stanno creando dei collegamenti internazionali per Danisinni, e ancora una raccolta di fondi per i giardini dello Zen”.

Però il popolo palermitano non è stato a guardare, e per creatività e invenzione concorre senza problemi con gli artisti contemporanei. Quindi una segnalazione appare doverosa per la piscina allestita in una notte in una piazza della Vucciria: installazione che non avrebbe sfi nella selezione uffi di Manifesta.