Sono loro il segreto del successo dell’amaro prodotto dalla famiglia Caffo a limbadi. una preparazione, secondo metodi artigianali del passato, che lo ha reso famoso in tutto il mondo

di Laura Grimaldi

Il suo segreto sta tutto nelle erbe aromatiche e officinali insieme a radici, fiori e frutti infusi in finissima acquavite di vino. Sono ben ventinove riuniti in un unico sapore dosato alla perfezione. Una sapiente preparazione secondo antichi metodi artigianali. Un tripudio di profumi, fragranze e aromi della Calabria racchiusi in un liquore scuro, da gustare preferibilmente ghiacciato, che ha reso famoso Limbadi nel mondo. Il “Vecchio amaro del Capo” è nato qui, un comune di 3600 abitanti in provincia di Vibo Valentia, immerso nel verde di ulivi secolari e non lontano dal mare. Il litorale di Capo Vaticano, località raffigurata nell’etichetta dell’amaro e che a questo ha dato il nome. È nato negli anni Settanta da un’antica ricetta calabrese, rielaborata e migliorata nella distilleria dei fratelli Caffo. Sebastiano, Giuseppe e Santo, siciliani di origine, arrivarono nel 1952 in Calabria con un bagaglio pieno di esperienze nel campo degli alcolici e una lunga tradizione familiare alle spalle. Figli di Giuseppe Caffo, nato nel 1865, mastro distillatore di vinacce alle pendici dell’Etna già dalla fine dell’Ottocento. “Negli anni precedenti alla prima Guerra mondiale, mio nonno aveva un emporio e commerciava in granaglie, petrolio e altri prodotti”, racconta Giuseppe Caffo, uomo di saggezza antica che porta il nome del nonno e a settant’anni è rimasto al vertice del Gruppo insieme al figlio Sebastiano, che a sua volta porta il nome del nonno e come lui ha mosso presto i primi passi in azienda. Nel 1915 il capostipite dei Caffo realizzò un sogno rilevando un’antica distilleria a Santa Venerina, in provincia di Catania, per produrre alcol, primo prodotto dell’azienda e base di tutti i liquori. I suoi figli fecero lo stesso molti anni dopo rilevando una distilleria di Limbadi, di proprietà di siciliani. Un territorio di grande produzione vinicola, e quindi abbondante materia prima, e poca concorrenza rispetto alla Sicilia. Nacque la “Fratelli Caffo – distillerie di alcole, brandy e tartarici”. Seguirono anni di grandi trasformazioni alle apparecchiature di distillazione e alla lavorazione dei liquori per ottenere un risultato sempre più apprezzato non solo dagli intenditori. Innovare nel segno della tradizione è il motto di questa storica famiglia di distillatori. “Mio padre Sebastiano si occupò sin da piccolo della distilleria a Santa Venerina e imparò dal nonno i segreti del mestiere”, racconta Giuseppe Caffo, “Nel 1966 suo padre acquisì totalmente l’azienda. I figli di suo fratello Giuseppe scelsero di ritornare in Australia e quelli di Santo intrapresero altre strade. Anch’io sono praticamente nato in distilleria. Mi sono stabilito in Calabria a diciotto anni, appena diplomato ragioniere in Sicilia. È lì che ho tenuto la residenza sino a quando mi sono sposato. Sono e resto comunque siciliano”. Da allora il suo mondo è tutto a Limbadi, tra la distilleria di via Matteotti e la sua abitazione. I suoi figli abitano a poca distan-za. “Casa e putia (bottega, ndr) come si dice in dialetto”, e sorride. Quattro generazioni di distillatori per un’azienda che ha compiuto cento anni di attività – un libro appena edito da Mondadori ne racconta la storia -, si è ingrandita, rilevando anche il marchio pugliese Borsci San Marzano, e ha collezionato premi e riconosci-menti in concorsi mondiali sia per i liquori che per le grappe che produce negli stabilimenti di Limbadi e di Passons Pasian di Prato, in provincia di Udine. La preparazione delle infusioni e delle distillazioni delle materie prime aromatiche è affidata a personale esperto in tutte le fasi, così come anche la distillazione in proprio delle vinacce dalle quali vengono ricavate pregiate grappe di oltre dieci vitigni diversi. Il Vecchio amaro del Capo, prodotto di punta e simbolo della distilleria Caffo, aiuta la digestione e dà una gradevole sensazione di benessere. Tra le ventinove erbe officinali alcune hanno proprietà tonico-digestive come l’arancio amaro, l’arancio dolce, la liquirizia, il mandarino, la camomilla e il ginepro. Per garantire una maggiore qualità e controllare tutta la filiera di produzione, i Caffo si sono organizzati nella coltivazione di piante aromatiche in un’azienda a loro collegata. Il “Vecchio amaro del Capo” è oggi tra i liquori più diffusi e venduti in Italia. “Grazie a mio figlio Sebastiano siamo presenti anche in mercati esteri come la Germania e gli Stati Uniti”. Inizialmente il nome era “Amaro sprint Caffo” e sull’etichetta c’era scritto “Nella corsa verso il successo, una sosta per tenersi in forma”. Quasi un augurio per la buona riuscita del prodotto.“Per esaltarne e apprezzarne le caratteristiche va bevuto ghiacciato (-20 gradi, ndr), ma io lo bevo anche a temperatura ambiente”, confessa sorridendo, “Con il gelato alla nocciola si sposa benissimo ed è un ottimo ingrediente anche per la preparazione di cocktail e drink”.Delle oltre duemila ricette di liquori ed elisir raccolte e poi elabora-te con passione in un secolo di attività, solo alcune sono state messe in produzione. È il caso di “Liquorice” – dove “ice” sta per ghiaccio – il primo liquore a base di pura liquirizia, uno dei prodotti tipici del territorio calabro, lavorata in maniera naturale per preservare durante l’estrazione del succo le pregiate caratteristiche organolettiche. “Liquorice è nato nei primi anni Novanta e poi in tanti si sono ispirati a noi”, dice Giuseppe Caffo, “Non era mai stato elaborato un liquore di sola liquirizia, perché veniva considerata un ingrediente da usare combinato ad altri: anice, menta, varie erbe amare e aromatiche. Unica avvertenza, non lo consiglio a chi ha la pressione alta”. “Liquorice” ha meritato nel 2005 in Germania la medaglia d’oro al premio ISW Internationaler Spirituosen Wettbewer. E ancora, liquori a base di anice, di erbe e agrumi quali Limunì, Liquore ai limoni di Calabria; “Finocchietto” Caffo, ottenuto da infuso e distillato di semi di finocchio selvatico; “Bergamia”, prodotto con veri frutti di bergamotto calabrese; “Cedro della Riviera”, a base di infuso di cedro calabrese; “Indianello”, liquore ai fichi d’india, il Solara a base di brandy e distillati di arancio dolce e amaro; “Elisir Arabesh” composto da erbe e spezie orientali. E già si pensa a qualche altra novità

Maggio 2016