di Valerio Strati

Stanco degli studi universitari lascia Reggio Calabria per trasferirsi al Nord Italia. Oscar Morabito, classe ’71, vuole lavorare subito e trova un’opportunità a Parma.
“Ho iniziato nel 1997, lavorando come corriere espresso – dice Morabito – Poi sono stato assunto da una cooperativa come allestitore di stand per fiere. Durante il lavoro ho conosciuto il direttore tecnico del Teatro Regio di Parma che allestiva una scenografia teatrale in un padiglione. Mi ha visto lavorare per un mese. Ha apprezzato la mia manualità e mi ha chiesto di seguirlo. Così appena ne ho avuto occasione ho bussato alla sua porta”. Morabito inizia un nuovo percorso: macchinista in uno dei più prestigiosi teatri italiani. Le scenografie e i montaggi sul palco, ovvero l’allestimento scenotecnico degli spettacoli, diventano pane quotidiano. Grazie alla sua bravura lavora anche per la Fondazione Arturo Toscanini, divenendo tecnico dell’orchestra sinfonica: dispone gli orchestrali in buca secondo le scelte dei direttori d’orchestra e cura il montaggio delle percussioni.
“Ho girato tutta l’Italia e gran parte d’Europa – racconta Morabito – Sono stato a Parigi, Vienna, Strasburgo. Ho lavorato con grandi maestri quali Riccardo Nuti, Lorin Maazel, Salvatore Accardo e Franco Zeffirelli. Seguivo ben tre orchestre: quella stabile, quella giovanile, la cosiddetta “Cherubini” e la Filarmonica. Ero anche responsabile della logistica. Organizzavo arrivi e partenze delle scenografie, del materiale elettrico e degli strumenti musicali. Un lavoro delicato e di grande responsabilità”.
Nel 2003, per motivi di famiglia, e con l’apertura del Teatro comunale di Reggio Calabria, decide di lasciare il lavoro. Invia il curriculum al teatro della propria città e dopo due mesi viene assunto come direttore di palcoscenico. Coordina sul palco importanti compagnie nazionali di prosa, danza e grandi concerti. Tanti anni di soddisfazioni ma, dal commissariamento del Comune a oggi, il lavoro è sempre più precario. “Non è più come dieci anni fa – sostiene Morabito – Vorrei dare il meglio ai miei figli e qui non c’è possibilità. Vedo una città morente. Non solo perché l’amministrazione è in dissesto finanziario. È difficile fare il guerriero senza armi. Potrei andar via di nuovo, ma la scelta è dura”.

Luglio 2017