di Rosanna Pirajno

La gelosia è un sentimento (irrazionale) trasposto in edilizia in un serramento (razionale, di massima efficienza). Chi, se non le donne di casa, bisognava salvaguardare dagli sguardi concupiscenti di maschi in cerca di femmine in esposizione? Ecco dunque i listelli orientabili delle gelosie innestati nelle persiane, che concedono alle donne lo svago del passìo senza coinvolgimento diretto.

Un accorgimento più domestico del relegare le vedove, le captivae imprigionate dalle convenzioni sociali dell’epoca in quel luogo di clausura a cielo aperto che era la Passeggiata sulle Mura delle Cattive, nella duplice accezione di prigioniere e di donne incattivite dalla segregazione. L’architettura islamica si era inventata le Mashrabiyya, bellissime grate in legno intagliato a disegno geometrico che, poste in facciata come balconi chiusi aggettanti da cui le donne potevano osservare non viste (in seguito bow windows), avevano il compito di ridurre e raffrescare l’aria calda in entrata, frenata dagli intrecci della griglia e umidificata dall’evaporazione dell’acqua dei recipienti addossati.

Un suggestivo, e assai elegante dispositivo climatico mai dismesso e anzi reinterpretato dall’architettura moderna: l’egiziano Hassan Fathy ha ricevuto il Premio Balzan nel 1980 per aver perseguito architettura e urbanistica “a misura d’uomo” come da tradizione. Nelle fastose chiese barocche, panciute ed elaborate grate metalliche consentivano alle monache di clausura di assistere direttamente dal convento alle funzioni religiose, sottraendole agli sguardi di fedeli e clero officiante. Nel vestibolo dei medesimi conventi, era affidato alle ruote girevoli in legno il passaggio di dolci, biancheria e perfino neonati, nel più assoluto anonimato dell’universo femminile che praticava lo scambio.

In tutto questo profluvio di ferri battuti e legni intagliati, che dal medioevo al barocco l’architettura appronta a difesa della “onorabilità” della donna – intangibile e inosservabile oggetto del desiderio – in una sola occasione pare che qualcuno si sia mosso per agevolarne la libertà di movimento, proprio nel luogo della massima esposizione agli sguardi indiscreti del pubblico: il balcone del palazzo nobiliare. La ringhiera metallica dei balconi dei palazzi nobiliari fra XVII e XVIII secolo, si arriccia e si incurva per accogliere le voluminose crinoline delle dame affacciate, a Palermo come a Catania, Noto, Siracusa, Acireale. A noi piace pensare che, dopo tanta premura per sottrarre le donne «agli sguardi indiscreti», gli architetti abbiano voluto riscattarsi consentendo alle dame imprigionate nelleingombranti crinoline «il comodo affacciarsi» dalle inferriate disegnate a “petto d’oca”.