Sono state ritrovate due tele della fine del Cinquecento credute perdute nella devastazione del sisma di Messina. Sono in cattivo stato di conservazione ed è pericoloso anche solo spostarle. Per la città dello Stretto è un altro importante tassello del grande patrimonio perduto. Urge restauro

di Laura Grimaldi

Sono sopravvissuti al devastante terremoto di Messina che nel 1908 causò centomila vittime e ridusse in macerie il patrimonio architettonico e artistico della città sullo Stretto. Due tele antiche che solo per una circostanza fortuita e fortunosa sono riemerse dall’oblio. Sì perché almeno una, la “Madonna della Pietà”, è sempre stata nella chiesa della Madonna della Mercede a Messina, prima in quella distrutta dal sisma e poi in quella ricostruita al suo posto. Di certo c’è che alla metà del Seicento ne scrisse Placido Samperi, un gesuita messinese che deve la sua fama all’“Iconologia della Gloriosa Vergine Madre di Dio Maria protettrice di Messina”.

Della “Madonna della Pietà” se ne conosceva l’esistenza, dunque, ma chissà come e chissà perché era come scomparsa. Un destino comune a tantissimi capolavori dell’immenso patrimonio artistico della Sicilia. Dell’altra tela, una “Madonna con Bambino”, non si hanno ancora notizie certe. Il cattivo stato di conservazione non consente di studiare a fondo le due opere e se non si restaurano non si potrà farlo con perizia. Sembra che non siano state dipinte dalla stessa mano e per il momento non si fanno ipotesi sugli autori. Sono ancora appese alla parete di un deposito della chiesa.

Un soppalco polveroso e stipato di oggetti ammucchiati alla rinfusa nel tempo. È stato difficile avvicinarsi e solo un occhio esperto e attento poteva riconoscerne il valore a prima vista e in condizioni di luce non ottimali. Due quadri di un metro e mezzo per settanta centimetri della fine del Cinquecento – inizio del Seicento. Per la fragilità del loro stato di conservazione non si possono spostare e quindi mostrare al pubblico, ma se non altro oggi sappiamo della loro esistenza. Le ha scoperte Virginia Buda, storica dell’arte alla soprintendenza di Messina dal 2000. Quel giorno di sette anni fa si trovava nella chiesa di via Tommaso Cannizzaro per una revisione dei beni artistici e delle suppellettili all’interno della chiesa, affidata alla storica Confraternita della Madonna della Mercede.

Un’attività di ricognizione e censimento del patrimonio artistico che viene svolta periodicamente dai funzionari della soprintendenza per aggiornare la catalogazione. “Sono venuta a sapere dell’esistenza delle tele dalla persona incaricata dalla Confraternita di aprire la chiesa per l’ispezione – racconta con emozione Virginia Buda -.  Mi ha accompagnata al luogo in cui sono gelosamente conservate e tra non poche difficoltà ho raggiunto i dipinti”. Davanti a tanta bellezza anche se sciupata dal tempo e dall’incuria, Virginia Buda non ha avuto dubbi che fossero due preziosi dipinti, incredibilmente sopravvissuti al terribile terremoto del 1908. “La ‘Madonna col Bambino’ è una pittura del Seicento di scuola messinese che si rifà alla Controriforma – spiega la storica dell’arte -.

Assomiglia a una Madonna bizantina. ‘La ‘Pietà’ si rifà all’iconografia  nordica. Raffigura la Madonna con il volto addolorato e le sopracciglia aggrottate, inginocchiata davanti al corpo del Cristo sdraiato a terra. Se sia di scuola messinese non è chiaro”. La chiesa della Madonna della Mercede risale al Quattrocento. Dell’antica chiesa di Santa Maria di Pie’ di Grotta, questo il nome originario, non ci sono più tracce e la costruzione attuale di architettura semplice è della prima metà del secolo scorso, successiva al terremoto del 1908. Qui si rinnova da secoli il giorno di Pasqua la festa ‘di Spampinati’ con la statua della Madonna in processione, l’unica che a Messina si svolge al mattino.

Si faceva già al tempo del Samperi. Per la storica dell’arte sono stati anni di approfonditi studi su fonti antiche per ricostruire la storia delle due tele. Ricerche che saranno pubblicate sulla rivista curata dalla Società messinese di Storia Patria e di cui è stata data anticipazione in maggio nel corso di una delle giornate di “Conversazioni d’arte in Sicilia” promosse dalla soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Messina e “finalizzate alla conoscenza del patrimonio artistico e architettonico della nostra Isola”, come spiega l’architetto Mirella Vinci, direttore responsabile dell’Unità operativa 3, Sezione Beni architettonici e storico-artistici della soprintendenza, che ha organizzato l’evento insieme alle colleghe Stefania Lanuzza e Maria Katja Guida.

Quattro incontri aperti alla città, a docenti delle scuole medie e superiori, guide turistiche, operatori dei beni culturali, esperti e appassionati. “Le opere hanno bisogno di un urgente intervento di restauro e anche un minimo spostamento potrebbe essere fatale  – dice Virginia Buda -. Le tele sono state fissate su tavola intorno all’Ottocento e hanno ceduto in qualche punto. Sono molto sporche e hanno delle lacerazioni. I colori si intuiscono appena”. La Confraternita non ha le risorse economiche sufficienti per restaurare i dipinti e inascoltata è a oggi la richiesta di finanziamento inoltrata dalla soprintendenza di Messina all’assessorato regionale dei Beni culturali. “Se non si restaurano – conclude la studiosa – non si possono studiare e se non si studiano non si può risalire agli autori e valutarne l’importanza. La qualità delle opere potrebbe non essere eccellente, ma sono comunque sono testimonianza  di un passato artistico della città che per il cinquanta per cento non esiste più”.