di Maurizio Carta

Palermo è stata fondata come “tutta porto” e il mare le ha dato per secoli la sua vitalità, poi è diventata “tutta orto”, giardino paradisiaco di diversità botanica, ed è stata la natura a donarle la vitalità della sua bellezza vegetale, ma è stata anche “tutta arte”, luogo di artisti sublimi, di correnti artistiche e di avanguardie, autorevole anche nel panorama internazionale dell’arte contemporanea.

Nell’anno della Capitale Italiana della Cultura e di Manifesta 12, dobbiamo ricordare che il rapporto di Palermo con l’arte contemporanea non è recente, ma è stata una delle potenti spinte degli anni Sessanta, la forza che faceva vivere la Swinging Palermo, come la chiama Piero Violante nel suo libro dedicato alla vita culturale palermitana. Un periodo fecondo in cui Palermo assunse rilievo internazionale perla musica contemporanea con le “Settimane Internazionali di Nuova Musica”, ispirate da Antonino Titone, Francesco Agnello e Paolo Emilio Carapezza, cui partecipava il gotha dell’avanguardia per ascoltare le prime esecuzioni di opere di Stockhausen, Cage, Clementi, Nono e Sciarrino.

Nel 1974 si aggiungerà il Brass Group fondato da Ignazio Garsia che ha fatto di Palermo una delle capitali del jazz europeo. Sono gli anni in cui all’hotel Zagarella di Solunto si riuniscono, insieme ad altri, Umberto Eco, Edoardo Sanguineti, Elio Pagliarani, Alberto Arbasino, Luciano Anceschi, Gaetano Testa, Michele Perriera, Roberto Di Marco per fondare il “Gruppo 63” ed iniziare una stagione di rottura con gli schemi letterari tradizionali, generando quella che poi si chiamerà appunto “Scuola di Palermo”.

E il 1963 è anche l’anno in cui i giovanissimi Maurilio Catalano, Andrea Volo e Raffaello Piraino, in polemica con la mancanza di spazi espositivi e di luoghi di discussione, aprono la galleria “Arte al Borgo”in via Turati, legandola, nel nome, al vicino Borgo Vecchio, l’ex borgo dei pescatori di Santa Lucia, e alla sua tradizione di luogo di passaggio, di incontri e di commerci. Un presagio della vitalità di quel luogo che oggi torna con le iniziative di Borgo Vecchio Street Factory.

Pochi anni dopo la galleria si trasferisce in via Mazzini, proprio ai margini del Borgo, legando ancora di più la sua vitalità a quella della città, aprendo un luogo di incontri, di mostre di dibattito, ma dove c’era anche la stamperia di Maurilio Catalano, le sue attrezzature, le pietre per la stampa litografica, i colori, le tavolozze, le sperimentazioni con i materiali della natura. Da quella galleria sono passati, anzi hanno vissuto respirando il fumo delle sigarette di Maurilio e l’odore eccitante delle vernici, Leonardo Sciascia, Vincenzo Tusa, i Buttitta, i Pasqualino e i Cuticchio, Gesualdo Bufalino, Ferdinando Scianna, Vincenzo Consolo, Tono Zancanaro, Renato Guttuso, Roberto Andò, Danilo Dolci, Enzo ed Elvira Sellerio, Aurelio Pes, Domitilla Alessi, Umberto Di Cristina e Luciana Natoli, e decine di altri intellettuali, artisti e visionari del mondo culturale locale e internazionale.

In quel luogo, un po’ galleria e un po’ antro, un po’ salotto e un po’ covo, trascorreva le sue serate la Palermo che voleva segnare il suo boom con l’arte e la cultura, mangiando «uova sode, carne arrosto, pasta con le sarde, dolci di tutte le qualità e tanto vino, patate bollite ancora fumanti e vino di Partinico che riscuotevano grande successo», come racconta lo stesso Maurilio in un suo piccolo ma intenso libro.

Anni di tensione morale e culturale, anni di vitalità e di apertura mentre la città si preparava a consumare il saccheggio della Conca d’Oro con l’espansione edilizia a nord e mentre la Mafia più violenta si apprestava a insanguinare le estati palermitane. Sotto la pesante coltre di cemento e sangue, di paura e collusione, la Palermo più vitale si rintanava in una silente opposizione culturale alla spregiudicatezza, al degrado, alla mediocrità, pronta, oggi, a riattivare la città al ritmo dello swing, saltellante, brioso, fantasioso, leggero e creativo. Palermo oggi può rinascere dall’essere contemporaneamente tutta porto, tutta orto e tutta arte. Non si tratta solo di un gioco linguistico, ma è la sintesi delle tre identità che possono definire, accelerare e focalizzare la grande metamorfosi della città del diverso presente che rigenera il futuro a partire dal suo migliore passato.

Ripartendo dal rapporto d’amore con il mare, dalla simbiosi con la natura e dall’energia creativa dell’arte. Significa riaprire la Porta del Sole che attraverso il nuovo porto crociere e la Cala illumini la città dei suoi flussi globali. Significa far rivivere la Conca d’Oro che attraverso orti e giardini torni a rinverdire ferrovie dismesse, cortili ed aree agricole periurbane.