Abbecedario perché forse il segreto sta tutto nella semplificazione, nel ridurre le presunte complessità all’eresia del buon senso. In Sicilia i problemi nascono non tanto nell’essere complicati, quando dal credersi complicati. E questo complica le cose. Anche le più semplici

di Roberto Alajmo

Arrivare
Arrivo, scrive il ritardatario sotto il parallelo di Napoli, forse anche ignaro di aggiungere il danno alla beffa. Perché alla sdrammatizzazione del ritardo – il quarto d’ora accademico, che diventa facilmente mezz’ora – si aggiunge l’indeterminatezza del rimedio. Arrivo in ambito meridionale è un presente continuativo che nel sottinteso significa:

– (Sono in ritardo, ma non ti dico di quanto così devi restare là ad aspettarmi senza poter fare altro).
Magari si tratta di cinque, dieci minuti. Ma a parte che cinque o dieci minuti sono già grandezze diverse, l’espressione arrivo potrebbe significare anche:
– (Sono ancora nel ventre di mia madre, il tempo di nascere, crescere, svegliarmi, fare la doccia, vestirmi, affrontare il traffico e propriamente arrivo. Tu intanto resta lì e aspettami con fiducia).