di Valerio Strati

Una vita dedicata alla musica, all’estero, suonando la tromba con i grandi del jazz. Poi il ritorno nella terra natia. Orazio Rosaci lascia la Calabria nel 1951 per trasferirsi a Coleman in Canada. Inizia a lavorare in miniera. La vita è dura ma la fortuna lo assiste. “Il mio capo aveva saputo che suonavo – racconta Rosaci – così mi ha tirato fuori da quel lavoro buio e logorante proponendomi di entrare in una banda. Quando mi sono capitate le opportunità le ho sfruttate al meglio. Ero preparato perché sin da piccolo suonavo nella banda del mio paese, San Giovanni di Pellaro, frazione di Reggio Calabria. Mi ero formato col maestro che la dirigeva ed ero la prima tromba già a quattordici anni. Il mio primo strumento è stato il flicorno, della famiglia degli ottoni. Ora è in disuso perché la tromba lo sta sostituendo”.
Orazio Rosaci suona il jazz, la rumba, il mambo e lo swing. È un creativo che ha nel suo archivio più di duecento brani, tra arrangiamenti e canzoni. Ancora oggi suonate dalle orchestre italiane. Può vantare collaborazioni, tra i tanti, con il grande Luis Armstrong e il tenore sassofonista Joe Boyd. A Edmonton suona per 26 anni la tromba nell’orchestra diretta dal connazionale Luigi Biamonte. Quasi quarant’anni nel Paese che lo ospita, poi per amore, rientra in Italia. “Mi sono sposato– racconta Rosaci – e abbiamo deciso di tornare a Reggio Calabria, la mia città d’origine. Era il 1988. All’inizio mi sono sentito un estraneo. Non mi piaceva niente. Tutti mi sembravano vanitosi, si credevano maestri, ma il jazz vero non lo conoscevano. Solo dopo molti anni ho ricominciato ad avere un rapporto vivo con la gente. Grazie all’amicizia di alcuni musicisti il mio spirito artistico, musicale e compositivo è rinato. Il maestro Demetrio Spagna è colui che mi è stato più vicino e che mi ha fatto riprendere a suonare”.
Il Museo dello Strumento musicale di Reggio Calabria lo invita spesso per jam session o tenere conferenze sulla musica. Le note del suo strumento continuano a emozionare grazie ai concerti che ancora dona all’età di 87 anni. Le nuove generazioni di musicisti del Conservatorio giovano delle sue esperienze. Sempre critico con i colleghi non smette di lanciare frecciatine. “Quando un ensemble suona jazz a Reggio – conclude Rosaci – spesso si impegna solo un musicista. Il jazz invece è musica di gruppo. La creatività personale è importante, ma l’insieme fa la differenza”.

Settembre 2017