di Valerio Strati

Ha fatto tanta strada, eppure continua a descrivere i traguardi raggiunti come fossero semplici obiettivi quotidiani. Sophia Luvarà, 34 anni, lascia Reggio Calabria dopo il diploma per studiare Biotecnologie all’Università di Torino. “Pensavo di fare carriera all’interno dell’Università – dice Sophia – Avevo vinto una borsa di studio post laurea che mi permetteva di lavorare in laboratorio, ma poi ho capito che non era quella la mia strada. Ho mollato tutto e mi sono trasferita a Londra”. Nella capitale inglese muove i primi passi nel mondo del cinema frequentando un corso di regia e facendo pratica nei set, seguendo i registi o lavorando come tuttofare. Nel 2011 vince un master in Documentari finanziato dall’Unione Europea e per un anno sviluppa la sua formazione viaggiando e studiando. “Ho imparato tantissimo – racconta Sophia – Dalla regia al montaggio, dal percorso giusto per trovare i finanziamenti al modo di proporre la mia idea nei festival. Sono stata a Praga, Berlino, Amsterdam, Monaco e Sheffield. Durante questo periodo ho immaginato il progetto che poi avrei sviluppato in Cina”. Sophia propone la sua idea nel contesto di un meeting internazionale di addetti ai lavori in Corea e trova il suo principale sostenitore in un produttore olandese. Inside the Chinese Closet è il titolo del documentario che scrive e dirige in Cina e che pone oggi Sophia al centro dell’attenzione mediatica europea e mondiale. “Ho girato un documentario d’osservazione – spiega la regista – Ho seguito per un anno un uomo e una donna gay, costretti a vivere come una coppia, in una relazione eterosessuale, per compiacere famiglia e società. E al tempo stesso entrambi alla ricerca di un partner dello stesso sesso per essere felici”. Il documentario ha un enorme successo nel 2015 alla Premiere mondiale all’Idfa festival di Amsterdam e poi al festival di Berlino nella sezione Panorama e fiction. È stato venduto in Sudamerica, nord Europa, Olanda, Spagna e Taiwan ed è in corso una trattativa per l’uscita in Italia. Prima di questo progetto Sophia gira molti altri documentari: sui soldati italiani in Afghanistan per Mtv, in Israele sulla vita delle donne arabe o a Rosarno sui migranti sfruttati per la raccolta delle arance. “La Calabria è in me – dice Sophia – Anche se lontana ho sempre pensato alla mia terra. Dopo l’esperienza in Cina ho deciso di girare un documentario a Reggio. È una città difficile, con molti problemi legati alla criminalità e alla mancanza di lavoro. Forse si potrebbe vivere bene riuscendo a trovare una propria dimensione. Ma dovremmo cercare di migliorarla senza lamentarci sempre. Certo io sono andata via, come molti altri, ma se tornassimo tutti insieme magari potremmo cambiare molte cose”.

Maggio 2017