di Valerio Strati

Trascorre l’infanzia con i nonni, a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria. Dopo il ginnasio raggiunge il padre avvocato a Roma. Una scelta che determinerà il futuro di Pino Capua. Medico che oggi rappresenta l’Italia e il ministero della Salute, a Parigi, alla sesta Conferenza degli Stati membri della convenzione internazionale contro il doping, sotto egida Unesco.
“Già nel 2015 sono stato chiamato dal ministero della Salute – dice Capua – a dirigere la commissione nazionale di vigilanza antidoping. Lo sport fa parte della mia vita. Aiuta a crescere e ne migliora la qualità. Dopo la laurea alla Sapienza di Roma mi sono specializzato in medicina nucleare prima e successivamente in traumatologia dello sport. Il mio professore di riferimento era Leonardo Vecchiet, medico della Nazionale di calcio dal ’68 al ’90”. Capua inizia a lavorare all’ospedale San Camillo di Roma nel reparto di Medicina nucleare nel 1987. Dopo dieci anni crea, diventandone primario, il reparto di medicina e traumatologia dello sport. Un indirizzo che sviluppa ancor più conseguendo un master negli Stati Uniti. Sport e medicina si intersecano senza sosta nella sua vita. Uno degli ultimi traguardi è la nomina a presidente nazionale della commissione antidoping nel calcio. Organizza, gestisce e promuove i controlli sugli atleti. “Durante la mia presidenza – sottolinea Capua – ho introdotto per la prima volta il controllo del sangue, affiancandolo a quello delle urine. Quella italiana è stata la prima federazione a utilizzare questa ulteriore procedura. Solo successivamente le leghe di tutto il mondo hanno adottato questo nostro modus”. La Calabria lasciata da giovane non è solo un ricordo. Parte della sua famiglia vive ancora lì e mensilmente rientra nel paese natale collaborando con la clinica privata Villa Elisa.
“Mi sento fortemente calabrese – conclude Capua – Sono molto attento alle evoluzioni culturali della mia terra. Quando posso cerco di rendermi utile. Nel 2011 sono stato assessore allo Sport a Reggio Calabria e ho ottenuto che diventasse città europea dello sport. Ho ritrovato un territorio fertile. Se si ha voglia e passione si può fare la differenza. Forse occorre andare via, acquisire competenze e poi rientrare. A fine carriera non escludo un mio ritorno, magari realizzando un sogno: aiutare la squadra di calcio della reggina a raggiungere nuovamente la serie A”.

Settembre 2017