di Valerio Strati

È un sognatore. Determinato e intuitivo. Ha costruito la sua carriera ascoltando il cuore. Vittorio Chia, attore, classe ’75, lascia Montalto Uffugo, paesino in provincia di Cosenza, per trasferirsi a Reggio Calabria. Frequenta per alcuni anni la facoltà di Scienze agrarie prima di capire che il suo futuro è il teatro. “Avevo scelto quell’università – dice Chia – perché venivo dalla terra. Nel mio paese vivevo in mezzo alla natura e mi nutrivo di ciò che il mio terreno produceva. Mi sarei dovuto specializzare in questo settore. Coltivare la terra e allevare gli animali doveva essere la mia strada sino a quando non è scattata in me una strana molla. Da quel momento ho seguito il mio intuito: anche se poteva sembrare una cosa assurda ho mollato tutto per tentare di entrare all’Accademia d’Arte drammatica di Roma. La selezione è dura e bisogna essere molto preparati, ma sentivo che dovevo provare. E ce l’ho fatta”.
Vittorio Chia riesce a fare ciò che vuole: esprimersi attraverso la recitazione. Dopo aver superato gli anni competitivi dell’Accademia segue seminari di teatro fisico con Laura Curino e Eugenio Barba e si inserisce nel mondo lavorativo con successo. Lavora con grandi maestri del teatro italiano quali Luca Ronconi, Lorenzo Salveti, Mario Ferrero, Pietro Bontempo, Mauro Avogadro, Duccio Camerini e Valerio Binasco. Partecipa al film di Martin Scorsese Gangs of New York. Lavora in televisione con ruoli primari per fiction Rai e su Canale5. Ottiene il ruolo di conduttore di tredici puntate su Rai2 per la trasmissione L’indice verde. E di co-conduttore su La7 de L’erba del vicino. Programmi in cui coniuga la conoscenza della terra con il muoversi e parlare di fronte alla telecamera. “Oggi vivo a Roma e faccio il lavoro che amo – dice Chia – ma tornerei volentieri in Calabria se ci fossero le condizioni giuste. È la terra più bella del mondo. Dobbiamo preservarla, naturalisticamente e culturalmente. Mi piacerebbe abbinare il lavoro in campagna con quello teatrale. La vita nella capitale è logorante. Mentre in provincia è tutto più lento. Più a misura d’uomo. Vivendo in maniera profonda, coltivando il proprio spessore umano ci si confronta con la propria interiorità, la propria verità. Ciò aiuta a raggiungere una verità anche in scena”.

Aprile 2018