di Valerio Strati

Aveva le idee chiare già a vent’ anni quando, nonostante le remore del padre, lascia la sua città, Reggio Calabria, per trasferirsi a Roma. Antonio Lauro, classe ’61, non sapeva cosa avrebbe fatto nella vita, ma una cosa per lui era certa: andare via dalla propria terra per essere libero dai compromessi e dai condizionamenti della malavita. “Ero ambizioso e volevo fare qualcosa di grande – dice Antonio – ma capivo che nella mia città non sarebbe stato possibile senza scendere a patti con i poteri forti. Dunque sono partito per Roma cosciente che sarebbe stato meglio. E poi c’era una ragazza che mi piaceva e volevo seguirla”. Antonio si iscrive all’Università ma senza troppa voglia, finché recupera un antico pallino: la scrittura. Così decide di frequentare il suo primo corso di tre mesi, con il grande sceneggiatore italiano Ugo Pirro. Poi una scuola di due anni: il Centro Studi Comunicazione, una costola dell’Istituto Europeo di Design. Ed è lì che matura la sua formazione con grandi maestri come Agenore Incrocci, detto Age, Nicola Badalucco, Maurizio Ponzi e la famiglia Scola. “È stata una grande opportunità – dice Antonio – Ricordo ancora quando, di fronte la classe, Age ha letto il mio soggetto scritto per l’ammissione. Ho ricevuto una grande approvazione da parte sua e un lungo applauso dei compagni. Davvero emozionante. Ho iniziato a lavorare immediatamente dopo la scuola. Ho scritto due soggetti per una sit-com con Paolo Villaggio. Purtroppo non venne girata perché l’attore si rifiutò di lavorare in televisione, ma ci pagarono lo stesso”. Lauro continua a lavorare in tv scrivendo per la soap Vivere e Incantesimo, poi per Distretto di polizia, Rex e soprattutto Elisa di Rivombrosa. Scrive anche per il teatro, e con il monologo “Il custode” entra nella terna finalista ai premi Olimpici di Vicenza, mentre per Radio3 lavora alla trasmissione “Teatro Giornale”. Il legame con la Calabria è indissolubile e la sua terra gli provoca sempre forti emozioni. “Vorrei il meglio per la mia città – aggiunge Antonio – Quando rientro sto benissimo ma non potrei viverci perché non sopporto le cose che non funzionano, più che a Roma. A Reggio la gente sa cosa è giusto fare, conosce i principi, ma forse ha paura di applicarli”.

Marzo 2017