Dalle aule universitarie alla scuola di liuteria di Milano e poi alla bottega nel centro storico di Cosenza. Storia di Eugenio Ligato e della sua scelta di ridare vita a un mestiere antichissimo. Con una buona dose di innovazione

di Lucia Esposito
Fotografie di Guido Guglielmelli e Oreste Montebello

La musica era nel suo futuro già quando, ancora bambino, lo stereo di papà faceva risuonare note classiche, rock e jazz nelle stanze della loro casa di Soriano Calabro. Eugenio Ligato era un bambino molto vivace e curioso e, mentre ascoltava quelle melodie, immaginava le mani degli orchestrali danzare e piroettare sugli strumenti, pensava al luccichio degli ottoni e al legno di violini e chitarre. Pensieri insoliti per un bambino cresciuto in una famiglia di medici, eppure lui giura: “Da piccolo non avevo mai pensato di diventare liutaio”.
Un mestiere antichissimo per un giovane che non ha ancora trent’anni e che, dopo essersi iscritto a Scienze della nutrizione, si è accorto che la sua strada stava curvando nella direzione sbagliata. “Perché in testa mi risuonava sempre la musica che ascoltavo in casa e perché non mi interessavano quelle materie e l’idea di doverle studiare ancora tanti anni per fare un lavoro che non sentivo mio, mi faceva stare male. Così ho fatto un viaggio in Irlanda e, guarda caso, sono stato ospite di una famiglia di musicisti che hanno cominciato a insegnarmi gli accordi della chitarra”.
Tornato in Calabria, Eugenio continua a studiare musica ma si concentra anche sullo strumento come oggetto. Lo guarda, lo studia, ne ammira le forme armoniose…. Decide che quella passione diventerà il suo lavoro e si iscrive alla Civica scuola di liuteria di Milano. “Voglio fare il liutaio”, confido ai miei genitori. Mia madre, rivolgendosi a mio padre, dice: “Questo è matto!”. Credevano fosse un capriccio, un desiderio passeggero, poi hanno capito che era davvero quello che volevo e mi hanno appoggiato in tutti i modi.
Eugenio parte. A Milano impara l’arte da maestri di fama internazionale come Lorenzo Lippi, specializzato nella costruzione di mandolini e mentore di molti liutai italiani e stranieri. “Adoro il mio lavoro perché sono un artigiano, ma anche un fisico, un botanico, un ebanista, un ingegnere”, dice Eugenio che spiega orgoglioso che il liutaio è molto più di un falegname. “Gli strumenti devono produrre suoni armonici, il mio è un lavoro certosino, dove ogni millimetro di spazio conta, dove ogni elemento è determinante per ottenere il risultato. Io per esempio, scelgo il legno pezzo per pezzo. Seleziono e mi accaparro solo i legni di altissima qualità. Per fare una chitarra uso quattordici o quindici essenze. Per la tavola armonica il migliore è l’abete rosso delle zone dolomitiche, senza nodi né venature, con una fibra compatta, in gergo diciamo che non deve essere ‘cartonosa’. Per il fondo e la parte laterale uso il palissandro, l’acero, il ciliegio, il pioppo, il cipresso. Ma io amo anche molto i nostri limoni calabresi”. Per le decorazioni Eugenio sceglie tutto quello che c’è di più bello: dal legno di rosa, a quello di viola. E poi madreperla, abalone, pietre come il turchese e l’acquamarina.
Finita la scuola, dopo un anno di tirocinio in Toscana, decide di tornare in Calabria. “Per orgoglio, perché non volevo lasciare la mia terra, perché volevo dimostrare a me stesso e agli altri che nonostante avessi scelto un lavoro antico – quasi scomparso – nonostante le infrastrutture carenti, potevo farcela ugualmente. In Calabria siamo rimasti in due a fare questo mestiere, ma io ho intrapreso una strada tutta mia: costruisco chitarre che partono dalla conoscenza profonda della tradizione, ma allo stesso tempo sono stimolato dall’innovazione che per me consiste nell’inventare nuovi metodi di costruzione, nella ricerca di materiali e anche nell’uso di alcuni macchinari”.
La sua bottega “Chitarreria” nel centro storico di Cosenza, è diventata mèta di curiosi affascinati da quest’arte antica e da questo ragazzo pieno di capelli e di pazienza che trascorre ore e ore ricurvo sul grande tavolo di legno sotto la luce di una lampada a trasformare pezzi di legno in meravigliose chitarre con l’aiuto di raspe, scalpelli e pialle. Le sue dita si muovono con precisione chirurgica perché ogni passaggio è fondamentale per quello successivo. “Per costruire una chitarra impiego circa un mese e mezzo. Ma di solito ne faccio due contemporaneamente. I prezzi vanno dai 2500 fino ai quattromila euro, dipende ovviamente dalle caratteristiche”. Eugenio si occupa anche del restauro di strumenti antichissimi. “Un’operazione molto delicata perché a volte devo ricostruire parti mancanti e devo intervenire nel rispetto di chi lo ha creato. Devo essere poco invasivo. Una chitarra o un mandolino ottocentesco, se smontatati, perdono il loro valore economico ma anche il loro valore storico: è come se un restauratore di quadri desse una pennellata di colore in più su un Caravaggio perché non più attuale”.
Nel retrobottega di Eugenio il futuro entra prepotente in un mondo che sembra lontano e immobile: ci sono dei macchinari e anche il pc sui quali progetta nuove chitarre. Lui se ne sta concentrato e silenzioso, perso nel profumo del legno che accarezza come fosse seta e accoglie sorridente i turisti e i giovani che sognano di diventare musicisti. A tutti ripete che lui non è un semplice falegname e che fare il liutaio è tanti mestieri in uno. Parla della bellezza di certi alberi, della fisica del suono, della chimica dei collanti e dei colori delle pietre preziose…

Settembre 2017