di Regine Cavallaro

Una sorpresa aspetta i turisti Francesi mentre visitano la cattedrale di Monreale. Non solo quel soffitto mozzafiato con gli splendidi mosaici d’oro, che giustamente hanno fatto della cattedrale uno dei nove monumenti inseriti nell’itinerario arabo-normanno, patrimonio dell’umanità dal 2015. Entrando nel transetto nord, la quarta tomba sulla sinistra appartiene, infatti, a un famoso, anzi famosissimo re Francese, Luigi IX, indubbiamente uno dei più importanti monarchi della storia transalpina. Egli era così rinomato per la sua profonda religiosità che fu addirittura canonizzato da papa Bonifacio VIII.

San Luigi dei Francesi, chiamato anche Luigi il Santo, non solo prese la guida di due crociate in Terra Santa, ma fu un fervente collezionista di sacre reliquie, tra cui, nondimeno, la corona di spine del Cristo. Fu per custodire degnamente questo prezioso tesoro che fece costruire sull’île de la Cité a Parigi la Sainte-Chapelle, capolavoro assoluto dell’arte gotico e uno dei monumenti più visitati oggi della Ville lumière.

Saint-Louis, noto per il grande senso di giustizia, rimane tuttora un re molto popolare. Infatti, nei libri di scuola viene spesso rappresentato mentre amministra la giustizia sotto un’imponente quercia nel Bosco di Vincennes. Perciò c’è da chiedersi come mai le spoglie di questo illustre sovrano si trovano nella cittadina di Monreale, anche se lo scrigno, di certo, non demerita.

In realtà, San Luigi non mise mai piede in Sicilia durante la sua vita. Morì molto probabilmente di dissenteria alle porte di Tunisi nel 1270 durante l’ottava crociata. Per evitare la putrefazione del cadavere durante il lungo viaggio di ritorno, fu deciso di procedere al Mos Teutonicus. Questo metodo funerario in uso nel medioevo consisteva a far bollire il corpo fatto a pezzi ed eviscerato in una miscela di acqua, vino e spezie finché le ossa si staccassero dalle carni. Il figlio Filippo III prese con sé le prime per portarle alla basilica di Saint-Denis, dove vengono sepolti i reali di Francia, mentre il fratello del defunto, Carlo D’Angiò, quello stesso dei Vespri siciliani, lasciò le viscere e qualche organo all’abbazia benedettina di Monreale, dove rimasero in pace per sei secoli.

Ciò che avviene poi alle spoglie del re santo è degno di un vero giallo. Quando fu cacciato via dalle truppe di Garibaldi nel 1861, Francesco II di Borbone, re delle Due Sicilie, scelse di ripigliarsi i resti del prestigioso avo che si trascinò dietro durante tutto l’esilio. Infine, le lasciò in eredità a un cardinale che le riportò in Tunisia, sul luogo di morte di San Luigi. E lì restarono fino al 1985, anno in cui presero, finalmente, la strada di Saint-Denis. Ma il loro viaggio non si ferma qui, poiché nel 2011 furono affidate alla cattedrale di San Luigi di Versailles. Un mistero rimane, però: perché davanti al suo sarcofago a Monreale una scritta dice: “Qui sono conservati il cuore e le viscere di Luigi IX”? Chi credere? L’agiografia ufficiale francese o i custodi del tesoro monrealese?