di Vincenzo Donatiello

Mai come nell’ultimo decennio l’attenzione del mondo vinicolo si è concentrata sul panorama etneo. I vini del vulcano sono sempre più presenti nelle carte dei vini del globo ed il principe indiscusso è sicuramente il Nerello Mascalese.

Questo vitigno autoctono siciliano deve le proprie origini ed il suo nome alla piana di Mascali ed oggi la sua maggiore diffusione è concentrata, appunto, nell’areale della DOC Etna e nelle zone limitrofe. Lungo la sua storia, il Nerello Mascalese, ha vissuto momenti di gloria alternati a periodi di completo anonimato. Basti pensare al valore della matrice vulcanica del terreno che lo ospita nel periodo della fillossera e ai decenni di cui non si è fatta più parola, fino al momento odierno fatto di valorizzazione, conoscenza e successo dei vini prodotti con questo vitigno.

Il Nerello Mascalese è caratterizzato da una maturazione tardiva, non di rado è vendemmiato a ottobre inoltrato, e ha la necessità di cure attente per mantenere il livello qualitativo delle uve, in maniera particolare diventa essenziale una accurata selezione in vigna al fine di ottenere pochi grappoli per pianta. Il sistema di coltivazione maggiormente utilizzato è quello ad alberello che permette di preservare le uve dal vento e di conservare l’umidità utile alla pianta; sesti di impianto molto densi e rese basse permettono poi di generare un frutto che dona ai vini corpo e classe.

Il rapporto creatosi tra il Nerello Mascalese ed il terroir etneo fatto di sabbie e alta presenza di minerali, escursioni termiche importanti – che ne favoriscono i profumi – e allo stesso tempo temperature mitigate dalle brezze marine permette ai vini di distinguersi per finezza, eleganza e longevità. Non è un caso, infatti, che i vini da Nerello Mascalese vengano confrontati con vini prodotti da Pinot Nero e, spesso, il territorio dell’Etna sia raccontato al mondo come la Borgogna del Mediterraneo.

Il momento di attenzione nei confronti del Nerello Mascalese non può non farci riflettere sul potenziale del panorama ampelografico siciliano e di quanto siamo mancanti nella valorizzazione delle nostre ricchezze naturali. I momenti di buio attorno a questo vitigno hanno fatto si che oggi si è in grado di valorizzarlo al meglio e farlo conoscere al mondo: un percorso di qualità utile allo studio delle varietà autoctone e che possa essere preso da esempio anche per altri varietà isolane.