di Maurizio Carta

Nelle città che vogliano nutrire chi le abita la bellezza dello spazio pubblico torna a dare risposte ai desideri dei cittadini: strade, giardini, piazze e cortili ci donano felicità, relazione, partecipazione e democrazia. “Le strade sono le abitazioni del collettivo”, scriveva Walter Benjamin. E aggiungeva: “Le scintillanti insegne smaltate delle ditte sono un ornamento pari e anche superiore al dipinto a olio in un salotto borghese, le edicole la biblioteca, le panchine i mobili della camera da letto e le terrazze dei caffè il bow-window. Il passage è il loro salotto. In esso più che altrove, la strada si dà a conoscere come l’intérieur ammobiliato e vissuto dalle masse”.

Anche a Palermo le gallerie urbane sono la nuova forma di spazio pubblico. Occasioni per ripensare la nostra vita riabitando la città con cura e rispetto. Pochi giorni fa, l’intitolazione a Gae Aulenti della piazza antistante Palazzo Branciforte, da lei restaurato, è stata l’occasione per ricordare che il progetto non fosse solo un intervento architettonico, ma un dispositivo urbano che rimodella l’urbanistica del Mandamento Castello a Mare proprio attraverso la galleria che corre lungo il Palazzo: un passage di nuova generazione che ci dona un “salotto” collettivo su cui si aprono musei, fontane, spazi espositivi, bistrot.

A Palermo anche altre gallerie urbane possono diventare nutrici di bellezza, offrendoci una seconda trama di attraversamento del centro storico, alternativa rispetto ai grandi assi pedonalizzati. La nuova Agorà del Museo Salinas, recentemente inaugurata, è anch’essa una porzione di galleria urbana. Così come la parte basamentale dentro le mura di Palazzo Butera, che a breve diventerà una piazza urbana su cui l’arte, la scienza, ma anche il loisir troveranno occasioni di incontro. Anche lo Steri, con i suoi recenti interventi sull’ex deposito Tabacchi e i magazzini cinquecenteschi si proporrà come una galleria urbana porosa e articolata che da piazza Marina condurrà al mare.

Altre gallerie urbane possono essere riscoperte o immaginate. La prima è sicuramente la Galleria delle Vittorie, con gli straordinari affreschi futuristi di Amorelli, preziosa vena pedonale che si dirama dall’arteria di via Maqueda. Ma anche le nuove corti e gallerie del palazzo progettato da Quaroni, quasi di fronte, possono essere l’inizio di un percorso tra interno ed esterno, una galleria ibrida che da via Maqueda passa per piazza Sant’Onofrio, svolta su piazza del Gran Cancelliere, supera in maniera creativa il salto di quota e discende nella parte ancora diruta di Palazzo Riso, per entrare nei suoi cortili, vere e proprie gallerie a cielo aperto dell’arte, sfociare sulla spettacolare piazza Bologna pedonale e arrivare fino a piazza Casa Professa.

Per poi entrare nei cortili della Biblioteca Comunale, immergersi nella sua camera dello scirocco e attraversare Palazzo Marchesi per ritornare in via Maqueda, percorrendo una Palermo del diverso presente, interstiziale, aerea e sotterranea di intensa emotività.