di Antonio Purpura

Si può prefigurare per i prossimi anni uno scenario di sviluppo industriale per l’area metropolitana di Palermo? La storia recente e gli ultimi dati di contabilità nazionale sembrerebbero dire di no. Valga per tutti il dato sulla quota del Pil dell’area generato dalla manifattura. Si attesta oggi al 3 per cento (nel 2000 era del 6 per cento), un livello decisamente incompatibile con una credibile aspettativa di crescita industriale.

Vanno, tuttavia, maturando alcune condizioni che possono modificare questa prospettiva. La prima di queste è data dal rilancio del turismo culturale. Grazie al riconoscimento del sito seriale Unesco arabo-normanno, l’area sta sperimentando una vivace espansione del flusso di visitatori, con tassi a due cifre. L’offerta culturale, centrata sulla fruizione del patrimonio storico-monumentale, si estende anche ai beni e servizi che traducono, nelle forme che sono loro proprie, i tratti identitari del territorio.

Si aprono, quindi, prospettive molto interessanti di sviluppo delle produzioni culturali e creative, e in particolare, guardando al sistema produttivo esistente, di quelle della manifattura artistica che hanno profonde radici nella tradizione locale. Prima fra tutte la lavorazione artistica dell’argento, nella quale Palermo occupa storicamente una posizione di rilievo nel panorama nazionale, e che potrebbe trovare in un rinnovato e creativo rapporto con la cultura locale, l’occasione per recuperare una focalizzazione innovativa sul design e sulla produzione.

La seconda condizione ha una più chiara matrice industriale, ed è legata alla prospettata realizzazione nell’area retro-portuale di Termini Imerese di una delle due Zone economiche speciali (ZES) previste per la Sicilia. La ZES può coinvolgere anche aree diverse da quella termitana, purché legate a questa da nessi funzionali. Si apre, quindi, la possibilità di rimettere in gioco storiche (e oggi decisamente in declino) aree industriali della cintura palermitana, ma soprattutto di valorizzare il potenziale di attrazione degli investimenti esterni che può essere espresso dalle strutture di ricerca e di alta formazione universitaria presenti nel territorio.

L’attuazione di queste due nuove condizioni di sviluppo industriale impone la specializzazione delle due strutture portuali, quella di Palermo – da destinare al flusso passeggeri coerentemente con le funzioni produttive “forti” (turistiche, di servizi)– e quella di Termini Imerese, destinata a ritrovare la vecchia, e sin qui non valorizzata, vocazione al traffico commerciale e industriale.