di Maurizio Carta

La Sicilia deve puntare sul turismo e sulla produzione agroalimentare, la Sicilia deve puntare sulle città metropolitane e sulla formazione e ricerca. E potremmo continuare a elencare gli obiettivi che ritmano il dibattito pubblico sul futuro della Sicilia. Ma come può la Sicilia puntare sul benché minimo obiettivo senza l’indispensabile accessibilità e mobilità sostenibile a sostegno? Impossibile. Serve innanzitutto un moderno sistema di infrastrutture di trasporto che sia di supporto all’economia e alla crescita, alla qualità della vita nelle città, e che permetta accessibilità ai territori e connessioni semplici all’interno dell’isola e tra questa e l’Europa e il Mediterraneo.

In una moderna concezione dello sviluppo, le infrastrutture di trasporto, infatti, non sono fini a se stesse ma concorrono non solo a soddisfare i reali fabbisogni di mobilità, ma sono indispensabili attivatrici di nuovi obiettivi, di nuove opportunità per generare attorno ad esse delle iniziative che potranno essere accessibili a tutti. E inoltre, oggi le infrastrutture hanno perso la loro accezione negativa di impatto sul paesaggio e l’ambiente per diventare esse stesse parti del territorio e dell’architettura, elementi qualificanti del paesaggio e protagoniste del paradigma della bellezza. Spesso premiate come opere d’arte che reinterpretano con la qualità una indispensabile funzione: ponti, porti, strade, metropolitane, stazioni ferroviarie, aeroporti in varie parti del mondo si contendono i più prestigiosi premi di architettura. E noi?

Noi no! Noi ci dibattiamo in un grave deficit infrastrutturale e in un drammatico gap di qualità per quanto riguarda la mobilità. Per rimediare non dobbiamo solo metterci a correre, ma soprattutto farlo nella direzione giusta. E per la Sicilia la direzione giusta non può essere che una: una robusta cura del ferro, dell’acqua e del fosforo. Cioè un investimento politico, economico e culturale sulle infrastrutture ferroviarie, compresi tram e metropolitane, sui porti, sia crocieristici che commerciali che turistici e sulle tecnologie digitali per i trasporti intelligenti.

Solo così l’Isola sarà meno isolata dai flussi della contemporaneità e sarà meno composta di isole sconnesse al suo interno, luoghi meravigliosi ma irraggiungibili. Ed è dalle città che sta iniziando la cura: Palermo e Catania, con tempi e interventi diversi, ma con la medesima visione, stanno potenziando in maniera efficace la loro mobilità collettiva su ferro. Tram e metrotreno la prima, metropolitana la seconda. Anche Messina ha inaugurato una stagione di mobilità tranviaria

E la mobilità urbana su ferro sta consentendo a molte periferie di sentirsi più città, e persino di candidarsi ad accogliere preziosi attrattori come stadi, centri culturali, teatri e acquari. E alla cura del ferro si affianca la “vitamina” della mobilità condivisa e dolce. Car e bike sharing sono realtà ormai solide – Palermo ha una delle flotte pubbliche più ampie d’Italia – e la Sicilia sta riscoprendo la mobilità ciclabile non solo come mezzo più efficiente, ma anche per godere meglio l’esperienza culturale e naturale. Ciclovie che recuperano le ferrovie dismesse, che si arrampicano lungo i “tratturi” interni, che corrono placide lungo valli fluviali.

E ormai la tecnologia ci aiuta a essere sempre più multimodali: parto da casa in bicicletta o con una piccola auto elettrica condivisa, lascio il mezzo in una stazione del tram o della metropolitana, raggiungo una stazione per prendere un aereo o un porto per imbarcarmi e a destinazione c’è già un’auto condivisa che mi aspetta per portarmi a destinazione, tutto sulla punta delle dita possedendo uno smartphone invece che un’auto. È questa la rivoluzione culturale della mobilità che stiamo attraversando. E una mobilità multimodale efficace consentirà alla Sicilia di rendere più raggiungibili quegli straordinari tesori culturali racchiusi nelle Madonie, sui Sicani e sui Nebrodi, consentirà di godere del Bosco della Ficuzza e delle Gole dell’Alcantara, permetterà di dormire nei centri storici interni o di rianimare il vasto sistema dei borghi della riforma agraria.

Ma non dimentichiamo che in Sicilia non devono muoversi solo le persone, ma anche le merci. E qui la cura del ferro, dell’acqua e del fosforo diventano strategiche per far ripartire la parte più produttiva e dinamica dell’agricoltura di qualità e della produzione vinicola e olearia che generano un indotto straordinario per l’economia e l’immagine della Sicilia nel mondo. Una Sicilia che cresce deve far muovere in maniera efficiente, sostenibile e intelligente il suo vino e la sua frutta, deve far viaggiare pomodorini e tonni, ma anche le ceramiche di Caltagirone e i torroni di Caltanissetta. L’attrattività dei poli produttivi e manifatturieri e la loro competitività sul mercato dipendono non solo dai livelli di accessibilità, ma anche dall’efficienza della catena logistica, che sempre di più deve trovare nei porti di Palermo, Termini Imerese, Porto Empedocle, Augusta, Catania, Messina e Milazzo non solo spazi adeguati, ma soprattutto tecnologie efficienti.

In tema di mobilità, infatti, la sostenibilità deve intendersi nella sua accezione più ampia: dal punto di vista ambientale e territoriale è necessario raggiungere gli obiettivi di compatibilità ambientale della Conferenza di Parigi, in tema di riduzione dell’inquinamento e di tutela della biodiversità e del paesaggio. Ma anche dal punto di vista energetico, dobbiamo orientare le scelte verso modalità di trasporto che prediligano fonti energetiche rinnovabili o poco inquinanti, o che promuovano l’efficienza energetica, o che addirittura siano in grado di generare energia per illuminare un quartiere o un lungomare. Dobbiamo tornare ad avere amore e cura per la nostra terra, invoca Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato Sì”. E per la Sicilia di un differente presente la cura del ferro, dell’acqua e del fosforo sono sicuramente le più efficaci.