di Vincenzo Donatiello

Ci sono degustatori di etichette che valutano il vino in base ai premi vinti e alla sua popolarità. Ci sono poi i non-degustatori di etichette che tendono a sminuire il valore di quei vini che riscuotono il successo di pubblico e critica, rappresentano la fetta di “haters” tanto cara all’attuale mondo digitale. Nel corso degli anni cerco di distanziarmi sempre più da entrambi, questo per costruire il mio personale bagaglio di degustazioni ed esperienza.

Il Bolgheri Sassicaia della Tenuta San Guido è una di quelle etichette sempre al centro delle attenzioni degli uni e degli altri, idolatrato senza mezze misure da una parte e ossessionatamente sminuito dall’altra. E considero questi ultimi in torto perché l’esperienza mi dice che il suddetto Sassicaia, degustato alla cieca, è sempre foriero di sorprese, in gran parte positive, e posso loro consigliare di approcciarsi a questo vino proprio con il blind tasting che possa far loro conoscere a fondo questo Supertuscan.

Ho avuto la fortuna di degustare svariate annate di Sassicaia e ciò che mi sorprende ogni volta di più è la longevità di questo vino, la sua capacità di racconto dell’annata e la stoffa di chi riesce ad affiancarsi ad alcuni dei più grandi vini mondiali.

Il 2009, ad esempio, in una degustazione orizzontale con alcuni dei nomi forti del mondo del vino si sedette sul gradino più alto del podio in compagnia dell’Hermitage di Chave e posso dire con sicurezza di non ricordare un vino di tale annata che potesse meglio interpretare la calura di quella stagione enologica. Il vino era caldo e mediterraneo, profumato di spezie e macchia, elegante ed avvolgente. Ma le sorprese più interessanti me le hanno riservate le annate minori come la 1981 o la 1993 – quest’ultima non proprio una piccola annata ma non tra quelle da ricordare in Toscana – o la 2002, tre assaggi che mi mostrarono un lato più elegante e femminile del Sassicaia, dove la concentrazione e la potenza lasciano spazio a note più leggere e soavi. Le grandi annate, le bottiglie memorabili, gli evergreen vale sempre la pena assaggiarle e berle ogni qualvolta se ne presenti l’occasione.

Il Sassicaia rappresenta senza dubbio uno dei premium wine italiani più conosciuti all’estero e, solo dopo aver constatato innumerevoli volte la sua qualità, la stoffa e le costanza qualitativa, posso dire di non sopportare il “vizio italiota” di distruggere invece di supportare un vino nazionale che ci ha sdoganato sui mercati internazionali.
Per questo dico: IO NON ODIO IL SASSICAIA!