di Vincenzo Donatiello

Iniziamo un piccolo grande viaggio tra le varietà ampelografiche autoctone siciliane e per questa prima tappa ho pensato di andare a scavare alle origini di un grande vino, il Marsala, e di uno dei vitigni che ne ha rappresentato la genesi e per anni è stato una delle varietà maggiormente piantate sul suolo isolano.

Il Perricone è anche chiamato Pignatello e questo è dovuto alla grande diffusione avuta nel Trapanese dove troviamo delle terre rosse alluminose, largamente utilizzate per la produzione di pignatte di terracotta e chiamate per questo motivo “Pignatidare”. Si hanno tracce storiche del Perricone soprattutto sul finire del ‘800 e agli inizi del ventesimo secolo. All’epoca era una delle varietà maggiormente presenti sull’isola ed era utilizzato per il Marsala Ruby. Proprio grazie al successo del Marsala sembrava che la strada di questo vitigno fosse tutta in discesa, ma ben presto le difficoltà vennero a galla. Sembra che il Perricone abbia parecchie somiglianze genetiche con una delle famiglie del Sangiovese, della quale fanno parte anche il Ciliegiolo, il Gaglioppo, il Nerello Mascalese ed altri.

Un vitigno e un vino fragile: il flagello della fillossera portò via con se quasi tutto il Perricone presente all’epoca e, successivamente, lo scempio produttivo del Marsala, mirato più alla quantità che alla qualità e deteriorato da scelte politiche e amministrative discutibili, fecero sì che il Perricone finisse nel dimenticatoio. Aggiungete a tutto questo un vitigno che ha difficoltà di crescita, che è poco produttivo, fragile e che richiede grandi cura e attenzione in vinificazione, otterrete così l’equazione che ha portato quasi alla sua completa sparizione dalla Sicilia.

Negli ultimi venti anni si è assistito a una lenta riscoperta del Perricone, espandendone la produzione anche ad altre provincie dell’isola, dove si ottengono ad oggi risultati lusinghieri. Non credo si potrà tornare alle estensioni del passato, ma la strada intrapresa sta mostrando altre peculiarità del Perricone che troviamo oggi in diverse proposte, dagli spumanti alle vinificazioni in rosato, dal classico rosso alla produzione del Marsala, appunto.

Una rinascita dovuta anche al progresso enologico che ha portato nel tempo a mitigare e controllare le difficoltà di crescita del vitigno. Ed ora si guarda avanti, alla ricerca di nuove strade che possano raccontarci al meglio questo antico protagonista della viticoltura isolana.