Passano ai privati le strutture non più utilizzate. In Sicilia si comincia da Ustica, Levanzo e Augusta. Nasceranno resort, centri didattici, ristoranti

di Maria Laura Crescimanno

Gita al faro. Senza scomodare le brume nordiche del romanzo di Virginia Woolf, non c’è paese costiero o piccola isola persa nel blu che non mostri con orgoglio ai visitatori il suo faro rimesso a nuovo e funzionante. I fari, a prima vista molto simili, in realtà sono tutti diversi per posizione, fascino e storia. Sentinelle costiere, simbolo e luce per i naviganti, avamposto del porto e della terra da raggiungere, sono stati via via automatizzati nei sistemi di illuminazione, ma quasi mai recuperati, al contrario, lasciati al vandalismo e all’incuria. Eppure, nei Paesi nordici, dall’Europa al Canada, così come negli Stati Uniti, da anni ormai i fari sono diventati musei della cultura marinara, laboratori di biologia marina oppure strutture ricettive, rilevati da privati e trasformati da agenzie specializzate in esclusivi resort e ristoranti per una vacanza da capitani coraggiosi.

Dovunque, dalla Norvegia alle Baleari, ma non in Italia. Una storia di ordinaria burocrazia e abbandono ha sino a oggi caratterizzato i molti fari costieri del Belpaese, inclusi quelli siciliani. Sino all’estate scorsa, quando l’Agenzia del Demanio che ne detiene la proprietà e li gestisce, insieme alla Difesa Servizi Spa, (società in house del ministero della Difesa) con il progetto Valore Paese Fari, ha avviato il nuovo corso, mettendo a bando di gara undici strutture da dare in concessione ai privati, e aggiudicando nove progetti di recupero finalizzati a scopi turistici. Tre progetti riguardano altrettanti fari siciliani, per i quali proprio adesso – nel cuore dell’inverno, quando più forte è il fascino della vacanza solitaria ed esclusiva – si apre la strada verso un nuovo destino.

Sono destinati al recupero i fari di Punta Cavazzi a Ustica, quello di Capo Grosso a Levanzo, nelle Egadi, e il faro di Brucoli a Augusta. Per il faro di Punta Cavazzi, che si erge alto sul mare in località B di riserva a Punta Spalmatore, si punta al modello di ostello legato alle attività subacquee e marine. Un intervento di recupero che si attendeva da moltissimi anni: Ustica fu infatti la prima area marina protetta italiana a essere stata istituita nel 1986. Finalmente adesso il sindaco dell’isola, Attilio Licciardi, assicura che tutto è pronto per la consegna delle chiavi e per l’ avvio dei lavori. Il bando è andato con aggiudicazione alla Sabir immobiliare di Palermo, per la durata in concessione di trent’anni. Sono previsti investimenti per 535 mila euro circa, destinati al recupero della struttura e alla rifunzionalizzazione degli spazi in chiave ecosostenibile.

Obiettivo del progetto denominato Maree, (acronimo per Meeting area for research, education and entertainment) è la riqualificazione della struttura di metà 800 con un’attività primaria di formazione che resterà legata alla subacquea e alla conoscenza del mare. I lavori di recupero, secondo il progetto redatto dalla Vajana e Partners di Palermo, interesseranno le case degli ex faristi attorno alla torre, che rimane comunque di pertinenza e gestione della Marina Militare. Duecentoquaranta metri quadrati in totale, destinati principalmente a foresteria per i ragazzi, cui saranno dedicati sedici alloggi per studenti sul modello dell’ ostello velico di Caprera. Previsti quattro ambienti comunicanti con servizi e cucina, una zona interna polivalente sarà dedicata alla didattica, e verrà gestita in collaborazione con l’Area marina protetta di Ustica e la Soprintendenza del Mare. Nel progetto anche visite guidate da aprile a ottobre e un cultural cafè per il pubblico. I tempi, oltre le burocrazie e licenze di rito, a partire dall’apertura del cantiere nella prossima primavera, prevedono l’apertura della struttura a inizio stagione 2018.

Per quel che riguarda il faro di Capo Grosso a Levanzo, nelle Egadi, l’aggiudicatario del bando è l’imprenditore bergamasco Lorenzo Malafarina, che sta guardando anche ad altri investimenti nel settore turistico alberghiero in Sicilia ed è attualmente presente in Spagna, ad Ibiza, con un nuovo marchio di ospitalità mediterranea. Il suo progetto, di taglio decisamente turistico, prevede la concessione del faro per venti anni, con investimenti previsti per oltre 800 mila euro, a fronte di un canone di affitto da corrispondere al Demanio. Il progetto di ristrutturazione del faro, che sorge sulla costa nord di Levanzo in posizione molto isolata ma di indubbio fascino a cinquanta metri sul livello del mare, immerso nella macchia mediterranea, sarà affidato a imprese locali specializzate.

Come spiega l’imprenditore Malafarina, l’idea è quella di realizzare un rifugio di charme immerso nel silenzio, per una vacanza legata ai sapori del Mediterraneo. Una casa sul mare aperta anche al pubblico, in cui ospitare workshop di cucina, fotografia, eventi, escursioni in barca e attività culturali legate all’ isola. Saranno realizzate come sei camere di charme sui 360 metri quadrati a disposizione degli ospiti, con piccole aree aperte al pubblico, e una cucina di territorio affidata allo chef bergamasco Martinelli, di origini napoletane. Inaugurazione prevista per l’inizio della stagione estiva 2018, con l’intenzione di prolungare l’apertura sino alle vacanze di Natale. Gli ospiti del faro avranno a disposizione due barche per le escursioni alle isole, come già sperimentato con successo nella gestione di altri resort.

Cambierà presto volo anche il faro di Brucoli ad Augusta. Aggiudicataria dei lavori è la Azzurra Capital con sede a Milano, che ha vinto la gara con un progetto di accoglienza e centro visite che punta anche alla valorizzazione dell’ agroalimentare, per un investimento previsto di 169 mila euro. ll faro di Brucoli è posto sulla cuspide della penisoletta rocciosa occupata dal Castello Aragonese di Brucoli. Fu costruito nel 1912, elettrificato e modernizzato negli anni a venire. Questo piccolo faro serviva per indicare la presenza del Porto Canale di Brucoli alle imbarcazioni che transitano il tratto di mare compreso tra Catania e Siracusa. Il centro storico di Augusta è un’isola collegata alla terraferma attraverso due ponti, uno di costruzione recente (viadotto Federico II di Svevia) e uno risalente alla fondazione della città chiamato Porta Spagnola. La frazione marittima di Brucoli ha sempre svolto un importante ruolo di scalo marittimo. Quest’ultimo è stato protetto dal quattrocentesco Castello attorno al quale si è successivamente e progressivamente raccolta la popolazione cittadina.

C’è un progetto anche sul faro Murro di Porco di Siracusa, anche se in questo caso i tempi potrebbero allungarsi di molto dato che i problemi burocratici sono già iniziati. Aggiudicatario provvisorio del bando risulta infatti il giovane imprenditore Sebastian Cortese, investimento previsto quattrocentomila euro, che ha proposto un modello di business articolato su vari fronti: dalla ristorazione al marketing ai congressi fino agli eventi, e quattordici posti letto tra suite e appartamenti. Ma adesso irrompe sulla scena l’annunciato ricorso al Tar del Lazio da parte dell’imprenditore terzo classificato, Fabio Portella, ex avvocato, diver e ambientalista, secondo il quale il progetto non può essere realizzato, perché non terrebbe conto dei vincoli esistenti sulla zona. Motivo per cui entro fine novembre verrà chiesta la sospensiva dell’ aggiudicazione.

Intanto, è on line sul sito del Demanio un secondo bando con scadenza il 19 dicembre. Riapre il termine per altri progetti, riguardanti non soltanto i fari, ma anche torri e altre strutture, bandi rivolti ai privati con assegnazione per cinquant’anni di concessione, beni pubblici da recuperare e aprire alla fruizione con destinazione turistica o culturale. Il bando interessa il faro di Capo Zafferano, quello di Riposto a Catania, ma anche altre strutture come il padiglione di Punta del Pero a Siracusa e a Palermo, e lo stand Florio di Palermo. Sempre dal sito del Demanio si apprende che sono altri cinque i fari siciliani che restano in gestione a Difesa Servizi Spa: il faro di Punta Libeccio nell’Isola di Marettimo, il faro di Punta Spadillo a Pantelleria, il faro di Capo Mulini ad Acireale, il faro di Capo Milazzo e quello di Capo Faro a Santa Marina di Salina, nelle isole Eolie.

Resta del tutto oscuro invece il destino del faro dei palermitani, quello di Capo Gallo, mai assegnato alla facoltà di Biologia di Palermo che pure ne aveva fatto in passato richiesta, e che langue in uno stato di pauroso degrado. Il consorzio tra il Comune di Palermo e l’Area marina protetta di Isola delle Femmine stenta infatti a decollare, e con esso le speranze di ristrutturazione. Sull’isola di Marettimo, invece, gli occhi sono puntati sul faro di Punta Libeccio. Qui l’associazione culturale costituita dagli isolani vorrebbe partecipare al nuovo bando in scadenza a dicembre, con una raccolta on line di fondi, per occuparsi della gestione turistica del bene. Nella più remota delle Egadi, la “montagna sul mare” che appassiona tanto i sub quanto gli appassionati di trekking, una vacanza al faro sarebbe davvero un’esperienza difficile da dimenticare.