di Giuseppe Barbera

A Palermo, nel giardino di Villa Giulia, per la prima volta aperto al pubblico l’11 giugno di duecentoquarant’anni fa, Goethe ritenne che dovesse esistere una pianta originaria, un urpflanze, da cui tutte le altre discendono. Un’intuizione gli era già balenata a Padova, qualche mese prima del viaggio siciliano, di fronte a una palma nana, già vecchia di due secoli, che ancora oggi sopravvive, nell’Orto Botanico più antico del mondo: “Una palma a ventaglio – scriverà – attrasse tutta la mia attenzione…da una fessura a spadice spuntava un rametto ricoperto di fiori, insolito e inaspettato che mi appariva come un singolare prodotto senza alcuna relazione con la crescita della palma”. L’idea che esistesse una specie che con le sue forme le rappresentasse tutte fu confermata da successive riflessioni. Da un giardiniere si era fatto dare diversi campioni che “venero come feticci capaci di suscitare e imbrigliare la mia attenzione”.

Ne scrisse più volte con accesa curiosità, anticipando la meravigliata sorpresa di chi incontra una palma selvatica tra le piante della macchia o della gariga mediterranea. Nessuna pianta ha pari evidenza nelle balze assolate e nei terreni poveri e sassosi. In forma di cespuglio (troffa) si distingue tra le specie che attraversano la storia del paesaggio mediterraneo, che accompagnano il viaggio di Omero, le pagine botaniche di Teofrasto, la sapienza enciclopedica di Plinio, la fantasia delle isole magiche dell’Orlando Furioso, le orazioni di Cicerone che ricordò come ovunque crescesse sulle coste siciliane. È la sola palma spontanea del continente europeo, come ritiene la maggioranza dei botanici che non concordano sulla presenza di una palma specifica dell’isola di Creta e la sua singolarità colpisce anche per l’abbondanza con cui oggi popola le coste della Sicilia occidentale.

Poiché il piacere e l’interesse per la botanica travalicano i confini culturali, la sua presenza non sfuggì a Virgilio, che scrisse della “palmosa” Selinunte ben prima di Goethe che del paesaggio siciliano, della scienza e della poesia che lo compongono, fu ineguagliato narratore. Il nome scientifico Chamaerops humilis lascia immaginare un cespuglio poggiato per terra (secondo l’etimo greco del genere botanico), di ridotte dimensioni (humilis), come specifica la denominazione della specie. In Sicilia è anche noto come cefaglione (cefagghiuni), termine di origine greca, o giummara, dall’arabo. Entrambe indicano l’apice tenero dei germogli che nascono dalla base e sono cibo nutriente contro i morsi della fame.

Nella riserva dello Zingaro cresce alta oltre due metri su stipiti anneriti dagli incendi, stimolata dall’antica raccolta dei germogli per farne nasse e gomene per i pescatori, coffe cioè cesti per agricoltori e allevatori, scope, ventagli per attizzare il fuoco, stuoie (gassire) e crini per materassi in un miscuglio di termini arabi, greci e latini che testimoniano la diversità linguistica mediterranea.