di Simonetta Trovato

Se cammini per Muscat, chiudi gli occhi. Sentirai odori che ti avvolgono e non ti lasciano più. Perché l’abitudine è quella di profumare gli abiti: sia la Dishdasha per gli uomini che la Baja per le donne, non necessariamente nera, vengono lavati mano e asciugati dopo essere stati impregnati di una particolare essenza.

Per questo motivo chi cammina per le larghissime vie della capitale dell’Oman, sente odori particolari che si mischiano con quelli dei giardini. Che sono tanti, colorati, vivissimi, anche in un Paese in cui ci sono mesi con quaranta gradi all’ombra. Francesca Campagna è una cittadina del mondo: se doveste chiederle cosa fa nella vita, vi risponderà che “tesse rapporti”, mette in relazione uomini e cose, soprattutto teatri e artisti. Lo ha fatto per anni al Teatro Massimo, dove è cresciuta, lo sta portando avanti a New York dove vive con la moglie Sarah. Ma soprattutto, si è occupata della programmazione della Royal Opera House di Muscat per cinque anni. Ed è Francesca a raccontare questo Paese lontano.

“A Muscat arrivi per qualche motivo, non scegli di viverci – racconta – io sono giunta per lavoro e ci sono rimasta qualche anno. Arrivi in un mondo in costruzione, che si è aperto all’esterno soltanto dagli anni Settanta in poi. All’inizio ho ricevuto un’accoglienza calorosa, mi sono sentita a casa: gli odori di Muscat erano quelli dei nostri vicoli, dei nostri mercati”. Francesca Campagna è entrata in un team internazionale in cui era l’unica italiana.

Muscat si presenta come una città elegante, con spiagge incontaminate. “Muscat non è una città ricca, come tutti pensano. Ma bisogna scoprirla: ha spiagge meravigliose e lontane, che si alternano a paesaggi lunari molto belli. C’è la spiaggia isolata del PDO, la società petrolifera, dove il silenzio ti permette di staccare la spina e puoi nuotare in tranquillità. Oppure puoi raggiungere il Chedi, un albergo stupendo con zone d’acqua e giardini, e una meravigliosa Spa con vista mare. Non perdetevi i tramonti da Al Shatti, che però è una spiaggia pubblica, dove è meglio andare vestiti con attenzione”.

Il cibo pesca dalla cucina indiana. “Tendenzialmente sì. Il locale cui sono più affezionata si chiama Kargeen ed è tipico omanita, tavoli bassi circondati da un bellissimo giardino. Si fuma la Shisha, simile al narghilè. Tra i piatti, si deve assolutamente provare l’agnello cotto sotto la sabbia con spezie e riso Basmati al curry con uva passa e pinoli”. Per gli acquisti, meglio il suk. “Il suk di Mutrah, la città vecchia, i petali del labirinto. Con le sciarpe del Kashmir, di una morbidezza assurda, gli oli e le essenze, oltre agli incensi profumati. Potete anche acquistare pietre preziose di diversa caratura, una lavorazione molto ben fatta, anche se di stile mediorientale. Fermatevi a un chiosco e bevete un succo fresco di frutta o un thè omanita con cardamomo e latte di cocco”.

Palermitana globetrotter, Francesca Campagna è pronta a ripartire: dopo aver portato Placido Domingo in Oman per dirigere l’orchestra del Sultano, adesso lavora con il Senegal, con Palermo e con l’Accademia della Scala.…