di Regine Cavallaro

Forse non tutti sanno che nel triangolo formato da Terrasini, Montelepre e Partinico, in provincia di Palermo, risiedeva alla fine dell’Ottocento un pezzo grosso della Storia francese. Il Duca d’Aumale, felice proprietario del feudo dello Zucco, era nientemeno che il quinto figlio dell’ultimo “re dei Francesi”, Louis-Philippe I anche chiamato Louis-Philippe d’Orléans, e di Maria Amelia di Borbone, figlia del re Ferdinando I delle Due Sicilie.

Questi stessi d’Orléans che, dal 1808 al 1814, abitarono nel palazzo omonimo, ora sede della presidenza della Regione siciliana, dove trascorsero parte dell’esilio. Da piccola, quando venivo in vacanza dai nonni a Palermo, mi sono sempre chiesto cosa c’entrava la città d’Orléans, situata nel cuore della Francia, porta di entrata dei castelli della Loira, con il capoluogo siciliano. Invece, non si trattava della città, bensì del titolo di duca d’Orléans che per tradizione veniva conferito al secondogenito dei sovrani.

Dal padre, Henri d’Orléans aveva ereditato la passione per l’agricoltura sperimentale, messa in atto nella cinquantina di ettari che si estendevano tra l’attuale parco del Palazzo e quello dell’Università degli Studi di Palermo. Perciò, quando nel 1853 seppe che il feudo dello Zucco, di proprietà del principe di Partanna, era in vendita, non esitò un secondo e lo acquistò. In questa terra ricca e fertile di seimila ettari, fece coltivare agrumi e ulivi, ma soprattutto piantò un immenso vigneto. Sotto la sua guida, i pregiati vini dello Zucco conobbero un grandissimo successo, vincendo una dozzina di premi internazionali. Fino alla sua morte, non cessò di valorizzare e modernizzare la tenuta, costruendo ponti, stazione, lavatoio, macchinari idraulici per i frantoi, magazzini (oggi sede del Museo d’Aumale di Terrasini), assumendo centinaia di persone, insomma facendo vivere e crescere economicamente un intero territorio.

Il Duca d’Aumale era profondamente legato al feudo, dove si recava ogni anno, invitando illustri personaggi e artisti dalla Francia e dall’Inghilterra e dove volle venire a morire. Come spiega Pietro Galioto che oggi sta cercando di far rivivere il vino del duca, questi “aveva Lo Zucco nel cuore”. Tutta questa storia dimenticata, infatti, Lidia Rizzo l’ha raccontata nel 2012 in un bellissimo documentario, Lo Zucco, il vino del figlio del re dei francesi, prodotto e distribuito da Blue Film. La regista catanese si è recata nel Château de Chantilly, altra proprietà del duca a quaranta chilometri al nord di Parigi e uno dei più bei gioielli del patrimonio francese. Lì ha consultato gli archivi e interrogato specialisti.

A Palermo, ha intervistato storici e esperti per rievocare la figura eccezionale di quest’uomo politico, generale dell’esercito, ricchissimo imprenditore nonché eminente bibliofilo e collezionista d’arte. Insomma, un insigne personaggio che, alla pari delle famiglie Florio e Whitaker, ha portato economia e benessere al territorio e meriterebbe certamente un posto più grande nella memoria siciliana.