di Rosanna Pirajno

Il festival dell’editoria indipendente di Palermo, “Una marina di libri”, è arrivato a quota otto, ha trovato sede forse definitiva nei viali frondosi dell’Orto botanico, è ben organizzato dal Centro commerciale naturale Piazza Marina in collaborazione con le case editrici Navarra e Sellerio e con l’Università degli Studi, si è svolto dall’otto all’undici giugno accogliendo ben venticinquemila visitatori forniti di biglietto a pagamento per curiosare tra gli stand e scegliere l’imponente cifra di dodicimila libri.

Questa edizione è stata dedicata a Vito Parrinello, attore autore musicista ricercatore inventore e altro del Teatro Ditirammu, con comune grande sgomento scomparso improvvisamente il 5 giugno, e aveva l’Educazione come tema unificante di riflessione. Fino a sera tardi si son sentiti echeggiare versi parole suoni risate tra i gruppi seduti ad ascoltare in contemporanea i tanti incontri e gli instancabili peripatetici, nessuna flessione apparente registrata per stanchezza.

Può apparire singolare che la città si aggreghi con tanto fervore sulle iniziative libresche che si succedono a poca distanza di tempo e di spazio, ma non c’è da meravigliarsi sui “palermitani che leggono”, esistono e – come conferma questa tre giorni – stanno in buona salute, quanto piuttosto sugli altri, quelli che non hanno mai preso in mano un libro e, soprattutto giovani e giovanissimi, piuttosto che fare la coda e pagare per lasciarsi ammaliare dalle storie che echeggiano tra i viali, si sparano birre e sigarette rollate cazzeggiando nei pub e nei loro chiassosi posti di raduno.

Non è mia intenzione fare del moralismo, ma li vedo questi giovanotti con la cresta e giovanotte con i jeans spirtusati ad arte, cellulare in una mano e bottiglia e sigaretta nell’altra, ciondolare nel nulla ridendo e schiamazzando al ritmo dello stump stump dello stereo istallato nelle macchinine elettriche dai babbi benestanti, e poi dileguarsi lasciando per terra ogni resto tangibile della performance rituale. Saranno magari bravi ragazzi che vivono appieno la loro età spensierata, a crescere responsabilmente ci penseranno dopo.

Eppure non gli farebbe male dedicarsi di tanto in tanto a nutrire le testoline di pensieri anche molesti – quelli che provocano le esperienze e le immaginazioni di chi lavora con le parole e il pensiero, istillando persino dubbi e perplessità -, per non rischiare il livellamento al basso o annichilimento del pensiero critico su cui contano i “poteri forti” di cui pure si riempiono la bocca i più politicizzati, per sentito dire. Ci sono bravi insegnanti che ci provano, a metterci un libro tra una sigaretta e una birretta, dategli retta ragazzi e l’anno prossimo ci vediamo alla Marina di Libri all’Orto botanico, che una visita la merita di per sé.