di Augusto Cavadi

Desiderate conoscere, per così dire dalle viscere, la vita a Palermo? Non esitate a salire sul primo autobus che passa. In uno spaccato assai istruttivo assaporerete tutto il meglio, e il peggio, della palermitanità. La prima cosa che v’impressionerà è la passione irresistibile per l’infrazione delle regole, anche quando ciò non comporta vantaggi.

I viaggiatori, infatti, potrebbero salire da due entrate laterali e consentire a chi deve scendere di utilizzare la porta centrale; ma sarebbe troppo logico. Ecco allora che le due porte laterali restano quasi sempre inutilizzate e nella porta centrale si accalcano, si scontrano, si aggrovigliano, si urtano, si strattonano quanti scendono con quanti salgono. Unica motivazione plausibile: se si entrasse da dove previsto, s’incontrerebbero – a monito silenzioso – le macchinette per timbrare i biglietti; laddove l’ingresso per l’accesso vietato ne risparmia la vista inopportuna.

Una volta dentro la vettura avrete la possibilità di ascoltare – volenti o nolenti – gli affari privati e privatissimi dei passeggeri (e, se al cellulare, per induzione, dei loro interlocutori telefonici): problemi di lavoro del nipote, litigi di coppia della figlia, regalo di prima comunione per il figlio della vicina, sospetti sulla fedeltà coniugale del medico di famiglia…Non c’è notizia troppo riservata per non essere comunicata, a voce alta e talora altissima, nell’ambiente tutto sommato circoscritto (non più di trenta o quaranta persone…) di un bus urbano.

Qualora, per isolarvi mentalmente dall’intreccio d’informazioni che vengono scambiate dai vostri compagni di viaggio, riusciste a guadagnare un posticino presso il guidatore scoprireste che si tratta di persona dalla pazienza pari all’abilità tecnica. A Milano o a Firenze l’autista di un mezzo pubblico che trova la corsia invasa da un’auto in sosta si ferma e attende che l’auto si sposti o che il vigile urbano appioppi una multa esemplare. Non così a Palermo. Le automobili in sosta selvaggia sono la regola, non l’eccezione. Se ci si dovesse bloccare davanti a ciascuna di esse, in una giornata si potrebbero portare a termine due o tre corse al massimo. Gli autisti danno prova, dunque, di inesauribile pazienza nel cercare soluzioni alternative: e, quando le intravedono, di perizia notevole nell’attuarle. Spesso, infatti, devono incunearsi fra quattro file di macchine: due a destra e due, in senso contrario, a sinistra della carreggiata. Sfiorano specchietti retrovisori e fiancate di fuoristrada intanto che evitano in extremis, con sapiente gioco di freni, motorini e pedoni che – incuranti della fatica degli autisti di mezzi pubblici – continuano imperterriti il proprio slalom fra vetture ferme o in movimento.

Non lasciatevi, comunque, conquistare del tutto dalla contemplazione estatica dell’arte di guidare i bus: uno sguardo troppo assorto potrebbe suggerire, a qualche malintenzionato, che siate una preda appetibile di borseggio. Nel caso malaugurato che ciò avvenisse, l’ora di esplorazione cittadina potrebbe concludersi con esiti davvero opposti: potreste sperimentare, infatti, il silenzio omertoso di altri passeggeri ma anche, come è capitato a me stesso, il coraggioso avvertimento di qualcuno che, avvedutosi del furto, urla contro il ladro. Nella prima ipotesi, se vi è stata sottratta una somma di denaro contenuta (ovviamente, in Sicilia come in Svezia, è sconsigliabile girare con provviste consistenti di banconote) , consolatevi all’idea che avete pagato un’indimenticabile, efficacissima, lezione di lingua e civiltà palermitane.