di Augusto Cavadi

Tra le sorprese – non proprio entusiasmanti – che avverte il turista in Sicilia rientra il gap, la distanza, fra la fama letteraria dell’Isola e il livello medio d’istruzione della popolazione. Da una parte, infatti, lo straniero associa il nome della Sicilia ai tragici greci, a Empedocle d’Agrigento e Gorgia da Lentini, alla Scuola poetica della Corte federiciana, ai vari Bellini, Verga, Capuana, De Roberto, Pirandello, Gentile, Quasimodo, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Guttuso, Consolo, Camilleri…e, dall’altra, egli osserva la rispettosa distanza che il siciliano medio mantiene rispetto a tutto ciò che evoca l’idea di “cultura”.

Nelle città europee, per fare solo un esempio, è normale che nei mezzi pubblici i viaggiatori siano concentrati su un quotidiano o su un tablet; laddove, dalle nostre parti, il lettore solitario è un’eccezione rara e come tale osservato attentamente. Le librerie, per fare un altro esempio, non sono deserte solo perché ormai si contano sulle dita della mano: e comunque vi entra, eccezion fatta per l’inizio degli anni scolastici, un siciliano su dieci all’anno.

Si potrebbe obiettare che in ogni Paese del pianeta ci sono geni creatori e analfabeti: ma, tra i due strati, si dispiega un ceto medio più o meno colto. Proprio quello strato sociale che manca, o difetta molto, in Sicilia: tra l’aristocrazia intellettuale e il “sottoproletariato cognitivo” (come lo ha definito Davide Miccione) si fatica a rintracciare una borghesia illuminata o, per lo meno, curiosa e istruita. E poiché intellettuali raffinati (spesso rintanati nei propri circoli provinciali) e analfabeti totali costituiscono delle minoranze statistiche, il tono culturale di una società è caratterizzato da virtù e vizi della maggioranza intermedia. Che, nel nostro caso, spende molto più per cene in pizzeria , abiti alla moda e cellulari di ultima generazione che per libri, giornali e spettacoli di livello artistico. E, se invita un ospite a pranzo, resta tra lo stupito e il deluso qualora questi – invece dell’ennesima bottiglia di vino o dell’ennesimo vassoio di pasticcini – dovesse presentarsi con un volume d’arte o un romanzo in mano.

Probabilmente è in questa scarsa propensione a informarsi, ad aggiornarsi, ad approfondire criticamente le conoscenze che affondano le radici altri ritardi più eclatanti della Sicilia: dal punto di vista della maturità civica e della moralità pubblica come della ricerca scientifica e della produttività economica. Ma queste sono problematiche che difficilmente possono interessare il turista: almeno sino a quando il regresso culturale dei nativi non dovesse arrivare a compromettere seriamente la sopravvivenza dei beni artistici e delle bellezze naturali di cui l’Isola è immeritatamente straricca.