di Rosanna Pirajno

C’è anche chi sorride, sulla smodata passione dei palermitani per Mondello – che mare cristallino, che spiaggia fine, altro che Caraibi! – ma in effetti la località ha un fascino speciale, da unicum irripetibile di natura e cultura che nasce dal combinato disposto della composizione orografica con la destinazione urbanistica.

Un bel bassopiano sul mare, liberato dagli acquitrini che lo rendevano inospitale e perfino insalubre, rilevato con modalità alquanto avventurose dalla Società Italo Belga Le Tramways de Palermo che nel 1911 si fa approvare dal Comune un vasto piano di lottizzazione, si trasforma da quella data in poi nell’insediamento di case basse “a villino” per la villeggiatura di una borghesia che, pur essendo meno elitaria di quella cresciuta all’ombra dei Florio, conserva i gusti e la grazia della belle époque che furoreggia in città.

Per quei terreni che erano tutto un pantano, il momento d’oro arriva con «l’opera umana che aggiunge alla natura un supremo ornamento», riprendendo l’esaltazione di Hèléne Tuzet de «la bellezza dell’architettura» siciliana (Viaggiatori stranieri in Sicilia nel XVIII secolo, Sellerio 1988), che in questo caso si concentra nel catalogo di progetti di villini che la Società Italo-Belga offre ai potenziali acquirenti dei lotti edificabili, con non meno di trentanove progetti redatti, per conto dell’impresa Rutelli che ebbe l’intuito di chiamarlo, dal giovane ingegnere appena specializzato in Architettura come si usava allora, Salvatore Caronia Roberti.

Non solo lui è autore delle ville sorte in quello che Anna Maria Fundarò (Mondello, cento anni di storia, ed. Guida 1996) definisce «terreno di sperimentazione progettuale» per gli allievi della scuola palermitana di architettura, ma fu tra i primi a costruirne ben quattordici tra il 1910 e il 1915 in competizione con i più bei nomi tra gli epigoni dei venerati Maestri Giovanbattista Filippo Basile, il figlio Ernesto e Giuseppe Damiani Almeyda, oltre all’architetto belga Lucien François che ne costruisce due nel 1915 e una nel 1919 in uno stile modernista più nordico.

Nella costruzione del “paesaggio residenziale” di particolare consonanza compositiva che distingue la suddetta stazione balneare in forma di città-giardino, Caronia Roberti si aggiudica il merito di avere interpretato «con sapienza il desiderio, tipicamente borghese, della committenza di uniformità sostanziale in una apparente, continua, multiforme diversità» delle unità abitative che sanno essere «cosa perfetta, conclusa» nei ritmi armoniosi dei segni verticali e orizzontali, nelle coperture, nelle torrette, nei fregi, nei «punti singolari capaci di caratterizzare, rendere unica e riconoscibile la casa».

Appunto, natura e cultura fanno splendida Mondello.