di Santo Piazzese

Un thriller scandinavo senza morti ammazzati e senza assassini seriali? Quasi un ossimoro, si direbbe.

La Montagna rossa (Marsilio ed., trad. Raffaella Fontana) è ambientato in Lapponia, sterminata regione distribuita tra Svezia, Norvegia, Russia, Finlandia. La montagna è un territorio conteso tra i proprietari di boschi, che fanno capo a una lobby potente, e gli allevatori di renne, di etnia sami, i cui membri sono più conosciuti come lapponi, termine che nel profondo Nord ha valenza spregiativa. Minoranza storicamente oppressa dai governi centrali, espropriata dei proprî diritti, sottoposta a pratiche di sterilizzazione forzata che nelle civilissime nazioni scandinave perdurano fino agli anni ’50 come effetto residuale dell’influenza nazista, i sami subiscono ancora oggi le prevaricazioni dei proprietari di boschi, che ritengono incompatibile con la propria attività la coesistenza territoriale con l’allevamento di renne.

La Montagna rossa è un thriller anomalo perché nonostante l’ambientazione non è uno dei soliti noir scandinavi che vanno di moda nel nostro tempo post-ideologico. Anomalo anche perché l’autore è francese, Olivier Truc, corrispondente da Stoccolma di Le Monde e scrittore di grande successo con la sua serie dedicata alla così detta Polizia delle renne. Il romanzo inizia con il ritrovamento di uno scheletro privo di cranio, affiorato sulle pendici della Montagna rossa, nel territorio di pascolo delle renne. L’interesse suscitato dalle ossa deriva dalla loro datazione, il XVII secolo, e il ritrovamento del cranio potrebbe portare all’identificazione dell’etnia sami come popolo da secoli stanziato nella regione e non come l’invasore che in tempi più recenti abbia cacciato verso sud i nativi scandinavi. Se dimostrato, questo rafforzerebbe lo status dei sami.

La ricerca del cranio è affidata a due agenti della Polizia delle renne, l’esperto Klemet Nango e la giovane, brillante Nina Nansen, coadiuvati da Petrus Eriksen, capo degli allevatori e uomo dalla personalità travagliata. Dovranno districarsi dai proprî dilemmi esistenziali e farsi strada tra collezionisti di crani, ambiziosi procuratori, ex nazisti ultranovantenni, vispe ma ambigue vecchiette, arroganti luminari universitari e continue provocazioni e sabotaggi tra i gruppi contrapposti degli allevatori e dei proprietari di boschi che tuttavia, singolarmente, lontano dai rispettivi gruppi di appartenenza, non si negano qualche slancio di solidarietà. Può capitare, quando si condividono vite estreme, in un territorio estremo.

I tempi del romanzo non sono quelli adrenalinici dell’azione serrata e viene dato sobriamente spazio anche alla riflessione e alla ricerca di sé. Ne risulta un thriller suggestivo e avvincente.

La montagna rossa
Olivier Truc
Marsilio 2018
Pag. 495 – 18.50 Euro