di Rosanna Pirajno

Tra le tipologie urbanistiche, reali o soltanto immaginate come la rinascimentale Città ideale o la Città del Sole di Tommaso Campanella, o persino la parte emergente della Metropolis di Fritz Lang, soltanto la British Garden City è riuscita a superare il gap tra teoria e pratica fiorendo in qualche esemplare realizzato per la gioia di chi l’avrebbe abitata.

La città-giardino, come si chiamerà in Italia, è la salvifica invenzione dell’inglese Hebenezer Howard che a metà XIX secolo teorizza, prendendo a prestito le intuizioni di William Morris e John Ruskin sul valore sociale dell’Architettura, un insediamento in possesso di tutti i crismi di quella che più tardi i sociologi avrebbero chiamata “qualità territoriale” e i residenti, semplicemente, vivibilità.

Non quindi le fabbriche inquinanti lasciano la cerchia urbana, ma i lavoratori, ai quali per primo Richard Unwin diede l’opportunità di risiedere nella verde cittadella di Leichester, edificata nel 1903 poco fuori Londra sulle teorie howardiane: un numero controllato di abitanti insediati in un nucleo di case basse immerse nel verde di giardini privati e parchi pubblici, dotate dei servizi primari atti ad assicurare una sufficiente autonomia dalla città-madre, alla quale era collegata da un efficiente sistema di trasporti ferrati. Insediamento dotato quindi di alte qualità abitativa e territoriale, sebbene non destinato alle classi agiate.
Questo per sapere di cosa parliamo, quando parliamo di Mondello Città Giardino.

La storia di Mondello – non la borgata marinara che chiamiamo Mondello paese, ma l’attigua Valdesi – è nota: colmata paludosa sorgente di malaria – sebbene mitigata da una prima bonifica promossa da Francesco Lanza Spinelli principe di Scalea nel 1890 -, le sue potenzialità paesaggistiche e forse anche turistiche vengono intuite dall’imprenditore milanese ma di origini siciliane ingegnere Luigi Scaglia, che nel 1906 presenta al Comune domanda di concessione per una Stazione balneare.

Il Comune, che in un primo momento sembra favorevole, successivamente la concede alla Società italo belga Les Tramways de Palerme che firma il contratto il 23 gennaio 1911. Il dado è tratto.