di Simonetta Trovato

A New York dovete cercare il locale easy, la boutique trendy, l’enoteca cool. E camminare, camminare, camminare. È la regola base che sussurra una mezza siciliana e mezza cittadina del mondo come Patrizia Di Carrobio. Stasera a New York, domani a Dubai, dopodomani nell’amato dammuso di Pantelleria, questa bella signora che parla correntemente quattro lingue è capace di offrirti il suo loft sulla Quinta Strada con la stessa leggerezza con cui prenderete un caffè a Nolita.

Già perché Patrizia fa base nella Grande Mela e da qui parte in giro per il mondo, chiamata da emiri e sceicchi, collezionisti tedeschi e nobildonne francesi per “soppesare”, controllare, certificare le loro gemme. È nata in Canada ma solo per sbaglio, visto che è la figlia di Orietta Ascoli e quindi nipote del celebre luminare palermitano Maurizio Ascoli. Da Christie’s è stata una delle prime donne battitrici d’asta, diventando poi Head of The Jewellery Department. Da qui sono nati i libri “Diamanti: una guida personale” e “Conoscere i gioielli: come sceglierli e come portarli”, oltre a quest’ultimo “Una vita a gioiello”.

È lei a stilare una particolarissima “guida del cuore”. “Io amo camminare e perdermi tra le cose – spiega -. Al West Village mi fermo sempre da Mah-Ze-Dahr che è la bakery aperta dal fornaio online Umber Ahmad”. Zagat aiuta: così scopriamo che Ahmad e il suo compagno di cucina Shelly Acuña Barbera amano i brownies croccanti (in vendita da Colicchio), la cheesecake in crosta di cacao e i biscotti al latticello, che da noi sanno cos’è solo gli chef, ma è il segreto di quelle torte americane che sembrano un cuscino.

Andiamo avanti: Patrizia, dove andrebbe per un aperitivo? “Al Flora Bar, all’interno del museo Met Breuer, su Madison Avenue. In cima al William Vale, per un daiquiri al tramonto: ventiduesimo piano, a Brooklyn, hai di fronte lo skyline e ti sembra che tutto sia a portata di mano. Ma prenotate per tempo, è uno dei pochi segreti di New York, non pensate mai che ci sia posto”. Dopo l’aperitivo, viene la cena. “Gioco in casa: vado nel ristorante del mio futuro genero Salvatore, che è napoletano. È l’executive chef del Mamo, un locale semplice, dove si mangia italiano rivisitato, la pasta fatta in casa ma condita alla maniera loro.

Molto easy, senza esser pretenzioso e leccatino. Mi piace questo di New York: arrivi con poco ma, se vali, ci sarà sempre un “recruter” che ti offrirà una possibilità”. Per chi cerca il km0? “Il Chelsea Market: c’è un macellaio che ti racconta da quale farm arriva la carne…”. Un negozio strano, da non perdere? “Al numero 712 della Quinta c’è Henri Bendel: quelle borse le ha solo lui. E sulla Lexington Avenue c’è un negozietto strano, pieno di accessori, è divertente perché tutto è messo in un altro modo: ti permette di vedere le cose con altri occhi, lo noti appena ti avvii lungo la strada. E il Dover Street Market, il concept store della designer giapponese di Comme des Garcons, Rei Kawakubo”.

Insomma, camminare… “Sì, tanto. Non venite in pieno inverno, New York va vissuta a piedi, scegliendo un quartiere al giorno, magari salendo su un tour bus: io lo feci tanti anni fa, quando arrivai ed è stata l’unica cosa che mi ha dato il senso della città”. Altri segreti? “Andate al MET e al Whitney Museum, prendetevi il vostro tempo. In un giorno di sole, raggiungete Central Park a nord della 72a: c’è un bacino basso dove in estate si può affittare una barca, e in inverno puoi sederti e prendere un caffè. E i musical. Se tutti ci vanno, un motivo ci sarà: guardate i manifesti e scegliete. Tra poco debutta “My fair lady”, ma i primi biglietti disponibili sono a luglio”.