di Simonetta Trovato

Qui è tutto grande. Perché Mosca innanzitutto è una città iperattiva per 24 ore al giorno. “La prima cosa da fare è scendere sottoterra, per scoprire la rete perfetta della metropolitana”. Gabriele Lentini, palermitano autentico, vive a Mosca da oltre quindici anni: è stato l’unico fotografo ad aver raggiunto Oymyakon, il villaggio più freddo del mondo, – 50 gradi.

È lui a raccontare una metropoli cosmopolita che non si è mai scrollata di dosso una nomea di arretratezza e malcostume. Lentini, invece, a Mosca vive benissimo. “Propongo una giornata intera dentro la metropolitana – continua – è un museo sottoterra, dalla linea circolare Kol’cevaja, iniziata nel 1931 da Stalin; ogni stazione è più bella dell’altra, fermatevi a Komsomol’skaja, con il suo soffitto barocco giallo chiaro sostenuto da 68 colonne di marmo bianco ottagonali con capitelli ionici. Mi piacerebbe portare un amico siciliano dentro questi ritmi, farlo girare alla stessa velocità della città”.

Mosca è il simbolo dell’opulenza, San Pietroburgo della bellezza. “Per capire Mosca, bisogna partire dalla piazza Rossa: noi europei la guardiamo attraverso un filtro politico, ma l’errore sta qui, nel crederla cristallizzata. È una città pulitissima, la metropolitana conta dodici linee, nelle ore di punta i treni passano ogni trenta secondi, all’una di notte aspetti cinque minuti. All’interno di questi ritmi esasperati, Mosca o la rifiuti o la ami, e in questo secondo caso, devi esserne all’altezza”. Secondo Gabriele Lentini, complici le ultime vicende internazionali, se ne ha una visione distorta. “I russi non sono santi, intendiamoci, ma neanche diavoli.

E non puntano mai al secondo posto. Mosca è sempre in movimento. Non hai il tempo di abituarti a qualcosa, che subito scompare”. Andar per musei. “ La galleria Tret’jakov possiede la più bella collezione al mondo di icone russe. Nella zona opposta, c’è VDNK, una volta il Centro espositivo di tutte le Russie, settanta padiglioni ognuno per una particolare branca della tecnologia sovietica. Sono diventati musei e gallerie, negozietti. Nella parte dedicata alla cosmonautica, c’è il Buran 1.01, il primo spazioplano sovietico, cugino dello Shuttle”.

E il Capitalismo sfrenato di cui si parla? “Tutto vero. Mosca è business, San Pietroburgo cultura, ma lontano dalle metropoli si accusano le grandi differenze di reddito, i problemi per la sanità, le pensioni sociali all’osso. Visitate la residenza di Caterina II e vi farete un’idea dell’opulenza; salite sulla Mercury City Tower, 338 metri, il secondo grattacielo più alto del mondo”. La cucina russa. “Per scoprirla bisogna andare fuori Mosca. Ma è anche vero che i russi adorano l’Italia, il ristorante più ricco è La bottega siciliana di Nino Graziano, lo chef di Bolognetta. E hanno aperto Eataly con prezzi folli”. Un luogo segreto di Mosca. “Ottobre Rosso, ex fabbrica di cioccolato, la più antica della Russia, trasformata in un quartiere cool, hipster, sperimentale, la Soho di Mosca. Casette di mattoni rossi tra cui si muovono ragazzi, artisti, bohemien. E poi andate allo Stadio Lužniki, e ricordatevi che i Mondiale di Calcio tra un mese approdano qui”.