Una passeggiata in Aspromonte per ritrovare la bellezza dei luoghi straordinari un tempo considerati impenetrabili e pericolosi. E camminare nelle grotte e sulle spiagge di cinque milioni di anni fa

di Lucia Esposito

Passeggiare in montagna, inerpicarsi su per i sentieri storditi dal verde e dall’azzurro, e ritrovarsi dentro un fondale marino di cinque milioni di anni fa…. Succede anche questo ai fortunati che decidono di scoprire le meraviglie del Parco dell’Aspromonte. Chiuso tra tre mari, regala paesaggi mozzafiato, dolci corsi d’acqua che si trasformano in dirompenti cascate, boschi di castagni e lecci, distese immense di faggi e abeti bianchi, rupi selvagge e rassicuranti praterie, ma conserva e custodisce come un tesoro anche tracce del mare Pliocenico, di quando, cinque milioni di anni fa, queste montagne erano in fondo al mare.
È come se un libro di geologia si aprisse sotto gli occhi del viaggatore mostrando, cristallizzate sulle rocce, forme di vita marina di tanto tempo fa. Grotte con fossili, testimoni silenziosi di un’epoca in cui l’uomo non era ancora apparso sulla terra, ma basta avere lo sguardo attento e curioso del camminatore per cogliere segni di questo mare preistorico – diventato montagna – lungo il proprio cammino: ci sono conchiglie incastonate come pietre preziose sulle pareti delle rocce, a volte si ritrovano come ciottoli sotto i propri piedi, altre volte sono disposte quasi allineate sui ampi slarghi.
Serena Palermiti è una geologa nata a Reggio Calabria, appassionata studiosa della terra calabra che ha vissuto a lungo a Pavia ma che, appena ne ha avuto la possibilità è tornata qui, a cogliere e decifrare i numerosi segnali che questa montagna non si stanca di mandare. “In Aspromonte – racconta – c’è la grande opportunità di entrare nel cuore delle Grotte di Tremusa, un labirinto al cui interno la natura ci ha consegnato un vero museo della memoria del mare. Secondo una leggenda locale, il termine Tremusa significherebbe Tre Muse, in ricordo delle fate burlone che abitavano all’interno della grotta maggiore e che, in particolar modo di notte, si divertivano a spegnere i fuochi dei pastori, frequentatori quotidiani del luogo per ricoverare le greggi e riposare dopo le fatiche agresti. L’azione acidula delle acque sorgive, grazie alla presenza del calcio derivante dalle tantissime conchiglie presenti nel terreno, ha creato queste cavità ricche di stalattiti e stalagmiti, che quando si uniscono originano delle bianche colonne. Un vero museo dove questi reperti sono tutelati dalla natura stessa. Un’altra particolarità dell’Aspromonte sono i terrazzamenti, che si aprono numerosi lungo i sentieri di montagna e che potremmo considerare come delle spiagge antiche: anch’essi custodiscono fossili di un’epoca in cui l’uomo non era ancora apparso sulla terra. II più famoso è quello di Gambarie, nel comune di Santo Stefano in Aspromonte, ma ce ne sono tanti altri”. Nell’area Grecanica della provincia reggina, nel comune di Montebello Ionico, si apre la Grotta della Lamia, un altro museo naturale nel cuore della montagna.
“Le rocce sedimentarie della Lamia – continua la geologa – si sono formate in un ambiente marino, quando i vari frammenti della storia geologica della terra d’Aspromonte si erano già composti originando il Massiccio aspromontano che, a quel tempo però, non era ancora emerso, tranne per un lembo ridottissimo. In seguito al sollevamento tettonico dell’Aspromonte un milione e mezzo di anni fa circa, è iniziata la lenta, azione erosiva da parte dell’acqua delle tenere rocce calcarenitiche e arenacee che affioravano in quest’area. La Grotta della Lamia ha iniziato, quindi, a prendere forma; l’acqua proseguiva la propria azione erosiva facendosi spazio tra la roccia più consistente e cementata, generando fantasiosi meandri lungo il cammino e suggestive levigature sulla volta della grotta”.
Un luogo dove la storia della terra incontra la leggenda, la geologia intreccia la mitologia. Palermiti ricorda che Lamia era la bellissima regina della Libia – dalle labbra rosse come il fuoco – che entrò presto nel cuore di Zeus da cui ebbe molti figli; una discendenza, questa, però invidiata da Era che non sopportando quest’amore scatenò il suo odio contro i loro figli uccidendoli tutti ad eccezione di Scilla e Sibilla. “Lamia, travolta dal dolore si trasformò in quello che mai avrebbe voluto essere…e si rifugiò nel buio delle grotte per il suo orribile aspetto. Per questa ragione, ci piace pensare che proprio alla Grotta della Lamia sia rimasto legato il cuore di Zeus. Probabilmente i Greci, per il contrasto tra la bellezza e la paura generata dalle grotte, diedero alla località che le ospita il nome di “Lamia” come ricordo di quel mostro”, conclude. Attorno alle grotte sono nate numerose leggende popolari, tramandate dai nonni di Montebello e Fossato Jonico, come quella secondo cui all’ingresso della grotta ci sia la bocca di Lamia capace di inghiottire intere greggi. Ed è per questo che i pastori se ne stavano alla larga…
Valorizzare e far conoscere le meraviglie, i tesori più o meno nascosti dell’Aspromonte è l’obiettivo del direttore del Parco, Sergio Tralongo e di quanti con lui lavorano per rimuovere da questo pezzo incantevole di Calabria le scorie di un passato in cui l’Aspromonte era considerato come una montagna pericolosa, impenetrabile, un luogo da evitare. Negli anni molte cose sono cambiate. Sono nate tantissime associazioni di giovani che si propongono come guide e offrono molte proposte ai turisti appassionati di passeggiate, trekking ed escursioni oltre a numerose cooperative che svolgono nelle zone montane servizi essenziali come la manutenzione del territorio, dei sentieri e dei percorsi, fondamentali per favorire la fruizione dell’Aspromonte e quindi la sua rinascita.

Maggio 2018