Non è facile stabilire chi abbia cominciato prima: gli scrittori a scrivere libri “al Gusto di Sicilia”, gli editori a chiederne, o i lettori a pretenderne – se veramente ne pretendono. Su quel che i lettori si aspettano da un romanzo ambientato in Sicilia ci sarebbe da fare una serie di ragionamenti. Ammesso e non concesso il lettore medio sia come un bambino che vuol sentirsi raccontare sempre la stessa storia sempre allo stesso modo, si tratta di stabilire fino a che punto uno scrittore deve onestamente spingersi per andare incontro al gusto del pubblico.
Forse invece il lettore va spiazzato. O almeno gli va piazzata l’asticella un po’ più in alto, magari incoraggiandolo: su, prova, vedrai ce la puoi fare. Per esempio andrebbe spiegato al grande pubblico dei lettori su base nazionale e internazione che determinati cliché sono superati almeno da quando la globalizzazione ha provveduto a piazzare un televisore e una connessione internet in ogni angolo del mondo, compresa ogni più remota campagna siciliana. La televisione, internet sarebbero passati senza conseguenze soltanto su quest’isola?
Non sarebbe leale nei confronti degli stessi lettori avidi di stereotipi spacciare la solita dose della roba che loro si aspettano, senza tenere conto del fatto che le cose, anche le cose siciliane, hanno subito negli ultimi trent’anni un’accelerazione che non ha precedenti nella storia del mondo. Anche nella Sicilia più arcaica si è autoinstallato il virus della modernità, con risultati che spesso sono ancora più interessanti da raccontare. La Sicilia ancestrale è ormai contaminata. La cosa può anche non piacere ma è da questo genere di cortocircuiti che nascono le storie più appassionanti.
Tutto questo discorso porta diritto a citare un libro, consuetudine che su queste pagine vorrebbe essere una via di mezzo fra una recensione a testa sotto, una bibliografia a corredo del ragionamento precedente e una prescrizione medica: solo libri che fanno bene, e non necessariamente appena arrivati in libreria. Stavolta tocca a Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia, di Giuseppe Rizzo, pubblicato da Feltrinelli. Libro che merita di restare se non altro perché contiene una citazione memorabile: “La Sicilia non esiste. Io lo so perché ci sono nato”.

di Roberto Alajmo

MAGGIO 2017